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Nelle ultime 24 ore in Italia sono stati rilevati 5.140 casi positivi da coronavirus e 5 morti a causa della COVID-19. Attualmente i ricoverati sono 1.512 (53 in più di ieri), di cui 172 nei reparti di terapia intensiva (17 in più di ieri) e 1.340 negli altri reparti (36 in più di ieri). Sono stati analizzati 98.967 tamponi molecolari e 159.962 test rapidi antigenici. La percentuale di tamponi molecolari positivi è stata del 4,86 per cento, mentre quella dei test antigenici dello 0,20 per cento. Nella giornata di venerdì i contagi registrati erano stati 5.142 e i morti 17. Le regioni che hanno registrato più casi nelle ultime 24 ore sono Lazio (845), Sicilia (626), Veneto (576), Lombardia (574), Emilia-Romagna (468).
I dati sul coronavirus in Italia di sabato 24 luglio.
Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che porterà alla cancellazione dei due referendum voluti dalla CGIL, che si sarebbero dovuti svolgere il prossimo 28 maggio. Nel decreto si stabilisce innanzitutto l’eliminazione dei voucher a partire dal 2018; dal testo del comunicato stampa si capisce anche che il governo vuole eliminare il secondo referendum per cui saremmo dovuti andare a votare, quello che riguarda l’escussione preventiva, ma la questione non è spiegata molto bene. Sarà la Corte di cassazione a decidere se i referendum dovranno essere annullati, ma visto che le richieste della CGIL sono state sostanzialmente esaudite non sembrano esserci molti dubbi su quale sarà la decisione del tribunale. La notizia dell’abolizione dei voucher era circolata già ieri ed è stata interpretata da molti come una resa del governo e del PD, principale partito di maggioranza, di fronte al rischio di perdere il referendum e di subire una grave sconfitta politica (oltre all’abrogazione dei voucher, a quel punto). I voucher sono uno strumento utilizzato per pagare lavori saltuari il cui uso è aumentato moltissimo nel corso degli anni, in particolare in seguito alla liberalizzazione del loro utilizzo votata dal governo Monti nel 2012.
I referendum della CGIL non si fanno più. Il governo ha deciso l'abolizione dei voucher e vuole eliminare anche il tema del secondo quesito (ma non sembra che sappiano quello di cui parlano).
«Il gusto non ha bisogno di caffeina» era lo slogan di uno spot degli anni Novanta di Hag, la marca di caffè decaffeinato più famosa al mondo: raccontava un assaggio di caffè al buio, dove il protagonista, critico verso il decaffeinato, beveva involontariamente un espresso Hag decantandone il sapore. All’epoca il caffè decaffeinato doveva liberarsi dallo stigma di essere meno buono, un ripiego per chi aveva problemi di salute o di insonnia, e le aziende che lo vendevano cercavano di rinnovarne l’immagine puntando sul gusto (uno slogan più recente di Hag è per esempio “Solo il piacere del caffè”). Anche oggi, nonostante viviamo in un’epoca particolarmente salutista – come mostra il fiorire di pubblicità contro l’olio di palma, la demonizzazione del glutine, la caccia al superfood di turno e il proliferare di chips di broccoli – il consumo di caffè decaffeinato è decisamente contenuto rispetto al totale: secondo dati Nielsen (che però escludono cialde e capsule, il settore maggiormente in crescita), nel 2018 in Italia ne sono state consumate 5.560 tonnellate, pari al 5,8 per cento del totale, per un valore di 54 milioni di euro, il 7,2 per cento del totale; di questi il 42,2 per cento è decaffeinato Hag, con 2.345 tonnellate che coprono il 42,7 per cento del mercato, seguito da Lavazza con 1.664 tonnellate e il 29,7 per cento del mercato. In Italia ogni anno viene decaffeinato circa il 7 per cento degli oltre 9 milioni di sacchi di caffè da 60 chili.
Come bere più caffè. Basta scegliere quello decaffeinato, che è meno dannoso per la salute e ormai indistinguibile.
Il regista neozelandese Peter Jackson ha raccontato al sito di notizie Stuff che i produttori cinematografici Harvey e Bob Weinstein lo spinsero a escludere le attrici Ashley Judd e Mira Sorvino, due delle donne che hanno accusato Harvey Weinstein di molestie sessuali, dai casting per Il Signore degli Anelli. Sia Judd sia Sorvino hanno raccontato nelle scorse settimane che rifiutarono le proposte sessuali di Weinstein, e il racconto di Jackson è un esempio delle conseguenze che questi rifiuti potevano avere sulle carriere delle attrici. La trilogia di film è stata prodotta da New Line Cinema, una casa di produzione cinematografica che fa parte di Warner Bros: inizialmente però era Harvey Weinstein che voleva produrre un film tratto dal romanzo di Tolkien, e si era occupato di ottenerne i diritti. Jackson ha detto che «probabilmente nel 1998» avrebbe voluto fare dei provini a Judd e Sorvino, ma che la Miramax (l’allora casa di produzione dei Weinstein) dissuase lui e sua moglie, la sceneggiatrice Fran Walsh, dal farlo dicendo loro che lavorare con le due attrici «era un incubo» e che avrebbero dovuto «evitarle a tutti i costi». Jackson ha detto:
Un esempio di cosa poteva succedere alle attrici che rifiutavano Harvey Weinstein. Peter Jackson ha raccontato che il produttore lo convinse a non fare i provini per “Il Signore degli Anelli” ad Ashley Judd e Mira Sorvino.
Per la prima volta al mondo una giovane donna ha avuto un figlio grazie a un trapianto di tessuto delle sue ovaie, che le era stato rimosso da adolescente prima che potesse essere danneggiato da alcuni cicli di chemioterapia cui era stata sottoposta in un ospedale di Bruxelles, in Belgio. Anche se per ora si tratta di un caso isolato, secondo i ricercatori dell’Erasme Hôpital il fatto che la paziente abbia di fatto recuperato la propria fertilità dimostra che nei prossimi anni si potranno ulteriormente affinare le tecniche per permettere alle donne che da giovani sono state sottoposte a chemioterapie e radioterapie di mantenere la capacità di avere figli. La paziente, la cui identità non è stata diffusa per motivi di privacy, è originaria della Repubblica del Congo e da bambina soffriva di una grave forma di anemia. Si trasferì in Belgio e quando aveva 11 anni i medici consigliarono di procedere con un trapianto del midollo osseo per trattare la malattia. Per eseguirlo fu necessario “disattivare” temporaneamente il suo sistema immunitario con cicli di chemioterapia, in modo che il suo organismo non rigettasse il nuovo midollo osseo. Il trattamento con i chemioterapici può portare però a diversi effetti collaterali, compresi danni permanenti alle ovaie, i serbatoi per gli ovuli che una volta fecondati dagli spermatozoi maschili portano alla formazione dell’embrione, che sviluppandosi diventa poi un feto.
Il bambino nato da un’ovaia congelata per 10 anni. Era stata asportata a una paziente quando era adolescente per evitare i danni della chemioterapia, ha funzionato.
Come ogni anno, il New York Times ha scelto 52 posti nel mondo che per vari motivi vale la pena visitare nel 2020, dall’Europa al Sud America alla Groenlandia. Sono scelti per le ragioni più varie, molti per via di un anniversario, o di un festival o di una celebrazione particolare, che cambia la città per un certo periodo di tempo: è il caso per esempio di Oberammergau, piccolo paese bavarese dove una volta ogni dieci anni viene messa in scena una monumentale rappresentazione della passione di Cristo. Oppure i posti della lista sono scelti perché collegati recentemente con nuove strade o rotte aeree, o ancora perché hanno investito sul turismo sostenibile, un criterio al quale il New York Times sembra avere dato più peso che in passato. Amy Virshup, caporedattrice della sezione viaggi del New York Times, ha spiegato che tra il momento in cui ha chiesto ai suoi giornalisti dove sarebbero andati nel 2020 se avessero potuto scegliere e il momento della chiusura della lista sono passati quattro mesi di ricerche e discussioni. Quest’anno, però, il giornale americano non manderà un lettore in giro per il mondo per un anno a visitare tutti i posti della lista, come aveva fatto gli scorsi anni.
52 posti del mondo da vedere nel 2020, secondo il New York Times. Dal Tagikistan alle Asturie, passando per Addis Abeba e le Alpi Giulie, con tre destinazioni italiane.
Un gruppo di ricercatori di Google ha proposto un nuovo sistema per rendere più precisi e accurati i risultati mostrati dal loro motore di ricerca, il più utilizzato al mondo. Google viene aggiornato con frequenza per migliorare i criteri per stabilire l’ordine dei link segnalati quando si effettua una ricerca online: teoricamente i risultati migliori si trovano nelle prime posizioni della pagina, e man mano che si visualizzano gli altri il livello di aderenza alla ricerca diminuisce. Il problema è che talvolta l’algoritmo viene ingannato da pagine create per attirare traffico, ma povere dal punto di vista delle informazioni che contengono sull’argomento cercato. Il nuovo sistema, per ora sperimentale e senza piani per la sua integrazione negli algoritmi di Google, mira a superare questo ostacolo cambiando in parte il modo con cui Google interpreta i contenuti delle pagine in giro per il Web. I criteri inseriti attualmente nell’algoritmo di Google sono centinaia. Tra i tanti, il motore di ricerca tiene in considerazione la data di pubblicazione delle pagine, le parole chiave che trova al loro interno e il numero di link che rimandano a quella pagina. Di solito, più è alto il numero di link verso un contenuto, più è probabile che quello stesso contenuto svetti nella pagina dei risultati. Grazie ai suoi enormi sistemi di indicizzazione, Google sa anche distinguere tra link di qualità, cioè da siti affidabili, e link creati invece al solo scopo di rendere più visibile un contenuto. Utilizzando questo e altri parametri riesce ad affinare i risultati che mostra, ma talvolta si fa comunque fregare.
Il fact-checking delle ricerche online. Un gruppo di sviluppatori di Google propone di adottare nuovi sistemi per mettere in risalto i siti con informazioni vere e affidabili, e non solo quelli che ricevono molti link.
Martedì 16 luglio l’astronauta italiano Luca Parmitano è stato costretto a interrompere la sua passeggiata spaziale (più tecnicamente attività extraveicolare, EVA) all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a causa di una perdita d’acqua. Parmitano era al lavoro in orbita da circa un’ora e mezza insieme con l’astronauta statunitense Chris Cassidy quando ha notato la presenza di acqua nel proprio casco: quello che stava succedendo è stato seguito in diretta su internet in tutto il mondo. Il 20 agosto, un mese dopo, Luca Parmitano ha raccontato cosa è successo sul blog dell’ESA, l’agenzia spaziale europea. Ho gli occhi chiusi mentre ascolto la voce di Chris che scandisce la pressione dell’atmosfera all’interno dell’airlock, ormai vicina allo 0. Non è stanchezza, anzi: mi sento carico, come se elettricità, e non sangue, mi scorresse nelle vene – ma voglio essere sicuro di poter assaporare e ricordare tutto. Mi preparo mentalmente ad aprire il portello, perché sarò io a uscire per primo, e forse è una fortuna che sia notte: almeno non ci sarà nulla a distrarmi.
«Sono solo». L'astronauta Luca Parmitano ha raccontato cosa è successo quando un mese fa gli si è riempito il casco d'acqua durante una passeggiata spaziale: un film.
Il 31 agosto, nel pieno delle trattative fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle per formare un nuovo governo, il segretario del PD Nicola Zingaretti twittò un articolo di Repubblica che raccontava le storie di alcuni migranti soccorsi in mare dalla nave Mare Jonio della ong Mediterranea. Come capitava in quei mesi a tutte le navi gestite dalle ong, alla Mare Jonio era stato impedito di attraccare in Italia dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, sulla base del controverso “decreto sicurezza bis”. «Queste cose non vogliamo più vederle. Non è umano. Fate scendere subito questi esseri umani», commentò Zingaretti. Per via di questa e altre prese di posizione degli ultimi mesi, ci si aspettava che sull’immigrazione il secondo governo Conte sostenuto dal PD avrebbe modificato l’approccio intransigente di Salvini: è successo, ma solo in parte. Quando poi il governo è intervenuto su alcuni temi non affrontati da Salvini – come i rimpatri dei migranti irregolari – il risultato è stato giudicato poco soddisfacente dagli esperti di immigrazione.
Il governo è cambiato ma le scelte sui migranti no. Le navi delle ong continuano a restare per giorni in mare, i decreti sicurezza sono ancora lì e le soluzioni a lungo termine non si vedono.
Nel suo discorso di mercoledì al Parlamento Europeo, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha adoperato diversi riferimenti alla cultura classica greca, quella che dovrebbero conoscere bene le persone che hanno fatto il liceo classico e che gli altri sono giustificati a non conoscere bene. In particolare, a proposito del futuro dell’Europa e del ruolo delle nuove generazioni, Renzi ha parlato di Telemaco dicendo che come Telemaco anche “la nostra generazione non può permettersi di attendere” e che “ha il dovere di meritarsi l’eredità”, trattando l’Europa non come “un dono dei nostri padri, dato per sempre, ma come una conquista da rinnovare giorno dopo giorno”. Telemaco è un personaggio della mitologia greca e uno dei personaggi dell’Odissea, uno dei poemi epici attribuiti al poeta Omero. I primi quattro libri dell’Odissea – un libro è qualcosa come un capitolo, per capirci – sono noti come la Telemachia, ovvero la storia di Telemaco. Facciamo un passo indietro. Telemaco è il figlio di Ulisse e Penelope, re e regina di Itaca, un’isola greca nel mar Ionio. Ulisse, o Odisseo, è anche uno degli eroi greci che nell’Iliade – l’altro poema di Omero – va in guerra contro i troiani per riprendere Elena, moglie di Menelao re di Sparta, che – semplificando un po’ – era stata rapita. L’Odissea è il racconto del viaggio di Ulisse che da Troia, che si trovava nell’attuale Anatolia, torna verso casa, a Itaca. Dei travagliati viaggi di Ulisse quasi tutti abbiamo sentito parlare, ma – come ha fanno notare anche Renzi – ci si ricorda meno di suo figlio Telemaco.
Telemaco chi? le cose da sapere per capire la metafora utilizzata da Renzi a Strasburgo: per quelli che non hanno fatto il classico o comunque vogliono rinfrescarsi la memoria.
Il rapporto tra vaccini e autismo, mai dimostrato da nessuna documentata ricerca scientifica, è tornato a essere discusso dopo la decisione della procura di Trani di aprire un’indagine sui possibili effetti del vaccino MPR contro morbillo, parotite (gli “orecchioni”) e rosolia: decisione che ha suscitato una dura reazione della comunità scientifica in Italia. Le indagini sono state avviate in seguito alla denuncia di una coppia di genitori, secondo i quali i loro figli sono diventati autistici dopo la somministrazione del vaccino. Alla base della denuncia c’è un vecchio e fraudolento studio scientifico del 1998, da tempo smentito da tutte le più importanti organizzazioni sanitarie del mondo compresa l’OMS e ritirato dalla stessa rivista The Lancet, che lo aveva pubblicato alla fine degli anni Novanta. Il timore è che le nuove indagini possano portare a una riduzione dei vaccini in Italia contro parotite, rosolia e morbillo, malattia che può avere complicazioni molto gravi. Morbillo, parotite e rosolia Prima di arrivare al caso del 1998, considerato una delle più grandi frodi scientifiche degli ultimi cent’anni, è opportuno fare un breve ripasso sul vaccino MPR, il cosiddetto vaccino trivalente. La sua somministrazione serve per rendere immuni da tre malattie molto comuni nei primi anni di vita, che possono portare a complicazioni pericolose (se siete cintura nera di malanni che si prendono da piccoli potete passare oltre).
I vaccini e l’autismo. La storia del presunto legame tra vaccinazione trivalente e autismo – tornata attuale in Italia per via di un'inchiesta giudiziaria – si deve a una delle più grandi frodi scientifiche degli ultimi cent'anni.
Da qualche ora, una missione spaziale partita dalla Cina è in viaggio verso la Luna per raggiungere un obiettivo piuttosto ambizioso: prelevare alcune rocce lunari e riportarle sulla Terra. Salvo imprevisti, entro la fine dell’anno potrebbe quindi arrivare un altro pezzetto di Luna sul nostro pianeta, a quasi mezzo secolo di distanza dall’ultimo prelievo di rocce lunari effettuato dall’ex Unione Sovietica. Chang’e La missione si chiama Chang’e 5, dal nome della dea della Luna in diverse mitologie cinesi, ed è la quinta a essere realizzata nell’ambito di un ampio progetto per l’esplorazione lunare.
La Cina è partita per prendere un pezzo di Luna. La missione Chang'e 5 ha l'ambizioso obiettivo di prelevare rocce lunari: finora ci sono riusciti solo Stati Uniti ed ex Unione Sovietica.
Ancora per oggi e fino a domani, giovedì 14 aprile, in Italia ci sono i CinemaDays: i giorni in cui in molti italiani si possono vedere i film a 3 euro e i film in 3D a 5 euro. Cinemadays è un’iniziativa organizzata da ANEC, ANEM, ANICA e con il sostegno del ministero della Cultura. L’ANEC e l’ANEM sono le associazioni nazionali degli esercenti cinematografici e dei multiplex, ANICA è l’Associazione nazionale delle industrie cinematografiche, audiovisive e multimediali. Sul sito ufficiale dei CinemaDays c’è un elenco aggiornato dei cinema che aderiscono all’iniziativa e dei film in proiezione. Di seguito i film dei CinemaDays: dentro a ogni immagine ci sono il regista, il cast e la trama.
Oggi e domani ci sono i CinemaDays. In molti cinema i biglietti costano 3 euro, ma solo per vedere alcuni film: link utili e cose da sapere.
Le ultime elezioni politiche italiane per il rinnovo di Camera e Senato si tennero cinque anni fa, il 24 e il 25 febbraio 2013. In quel caso si andò a votare alcuni mesi prima del previsto, perché il 22 dicembre 2012 c’era stato uno scioglimento anticipato delle Camere. Si votò con la legge Calderoli, quella che tutti chiamano Porcellum. Votò il 75 per cento degli aventi diritto. Per dirla in tre parole, non vinse nessuno: abbiamo messo insieme un ripasso di come andò per analizzare meglio i risultati delle elezioni politiche in corso oggi. I risultati in breve
Come andò a finire nel 2013. Percentuali e risultati notevoli delle elezioni politiche del febbraio 2013, utili per analizzare meglio quelli di stasera.
È ricominciato ieri il Festival di Cannes: in presenza, dopo che nel 2020 la Palma d’oro e i suoi altri premi non erano stati assegnati a causa della pandemia. Il film d’apertura mostrato ieri è stato Annette, cupo e atipico musical diretto da Leos Carax, che nel 2012 aveva presentato al festival il suo Holy Motors. Annette è stato girato in inglese, è ambientato a Los Angeles e ha come protagonisti Adam Driver e Marion Cotillard, tra gli attori presenti ieri insieme, tra gli altri, a Helen Mirren, Andie MacDowell e Jessica Chastain. Tra i film in concorso (24 in tutto) oggi tocca a Ha’Berech dell’israeliano Nadav Lapid e di Tout s’est bien passé di François Ozon, che ha come protagonista Sophie Marceau e parla di eutanasia.
Le foto del primo giorno al festival di Cannes. È stato presentato l'ultimo film di Leos Carax e c'erano Adam Driver, Marion Cotillard, Spike Lee, Bella Hadid e Helen Mirren.
Nelle ultime settimane si è parlato parecchio sui giornali di una serie di morti poco chiare, avvenute tra gli anziani ricoverati all’ospedale di Lugo, un comune di circa 30 mila abitanti in provincia di Ravenna. Si tratta di un caso iniziato lo scorso aprile e che il 10 ottobre ha portato all’arresto di un’ex infermiera dell’ospedale, Daniela Poggiali, di 42 anni: è accusata di aver ucciso con un’iniezione di potassio una sua paziente di 78 anni lo scorso 7 aprile. La procura sta indagando su altre 28 morti ritenute “sospette”, tutte avvenute durante i turni dell’infermiera. Del caso si è riparlato in questi giorni anche perché il procuratore di Ravenna ha rilasciato un’intervista al tabloid britannico Daily Mail dopo che la storia era stata ripresa molto anche sulla stampa internazionale. La vicenda è iniziata nella notte tra il 7 e l’8 aprile, quando morì una paziente di 78 anni che si trovava nel reparto di responsabilità di Poggiali, nell’ospedale Umberto I di Lugo. Da diverso tempo i dirigenti sanitari dell’ospedale avevano dei sospetti sull’infermiera, dovuti soprattutto a ragioni statistiche: durante i suoi turni il tasso di decessi tra i pazienti era quasi doppio rispetto a quello delle sue colleghe. L’8 aprile, dopo la morte della paziente, venne fatta una denuncia e un medico legale fu chiamato ad esaminare il corpo. Nel sangue della donna furono ritrovate tracce eccessive di potassio, una sostanza che in elevata concentrazione può uccidere e che diventa molto difficile da rilevare con il passare del tempo.
L’indagine sulle morti all’ospedale di Lugo. Come è cominciata l'inchiesta che ha portato all'arresto dell'infermiera Daniela Poggiali, e perché sta avendo tanta attenzione in tutto il mondo.
Mercoledì 27 febbraio c’è stata una nuova e importante udienza del processo bis per la morte di Stefano Cucchi, il ragazzo romano trovato il 22 ottobre del 2009 in una stanza del reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove era ricoverato da quattro giorni dopo essere stato arrestato. Il processo bis riguarda cinque carabinieri, compresi i tre che arrestarono Cucchi, ma durante le indagini sono stati coinvolti anche diversi altri ufficiali accusati di aver coperto la verità, depistato le indagini e aver fatto sparire ogni riferimento alle reali condizioni di Stefano Cucchi la notte in cui, dopo l’arresto, fu picchiato e poi trasferito dalla caserma di Tor Sapienza. L’insabbiamento avrebbe coinvolto l’intera catena di comando dell’Arma dei carabinieri di Roma e ieri, in aula, è stato ascoltato come testimone il generale di Corpo d’Armata Vittorio Tomasone, all’epoca comandante provinciale di Roma. Inoltre sono stati depositati nuovi atti che, come ha spiegato il pubblico ministero Giovanni Musarò, sono «di straordinaria importanza». Conterrebbero la dimostrazione che dai carabinieri venne creata una falsa storia in base alla quale l’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano (siamo al 3 novembre del 2009) andò a riferire alla Camera dicendo inconsapevolmente il falso, e mostrerebbero che ancora prima della nomina dei periti tecnici vennero predisposti gli argomenti medico-legali per eliminare qualsiasi nesso di causalità tra la morte di Cucchi e un pestaggio.
Ci sono nuove prove sui depistaggi nel caso Cucchi. Sono state mostrate ieri durante la testimonianza dell'allora comandante provinciale dei carabinieri di Roma.
Nel primo sabato del Festival di Cannes sono stati presentati altri due film in concorso: il noir The Wild Goose Lake, primo film cinese in concorso per la Palma d’Oro, del regista Diao Yinane, e La Gomera del romeno Corneliu Porumboiu. C’era molta attesa anche per la presentazione di tre film fuori concorso: Les Plus Belle Années d’Une Vie (The Best Years of a Life) del regista parigino Claude Lelouch, con Jean-Louis Trintignant e Monica Bellucci, l’ultimo dramma di Werner Herzog, Family Romance LLC, e Lux Aeterna dell’argentino Gaspar Noé, proiettato a mezzanotte. Sul red carpet si sono visti Antonio Banderas, Penelope Cruz, Pedro Almodovar, Charlotte Gainsbourg, Helen Mirren, Andie MacDowell e Quentin Tarantino. Per la sezione “Un Certain Regard”, quella più innovativa e sperimentale del festival, nel corso della giornata sono stati presentati il dramma prodotto da Martin Scorsese Port Authority, della regista e sceneggiatrice americana Danielle Lessovitz, e Jeanne, biopic su Giovanna D’Arco diretto dal francese Bruno Dumont. Il terzo e ultimo film della sezione presentato ieri a Cannes è stato Liberté, diretto da Albert Serra e ambientato nella corte di re Luigi XVI.
Sabato a Cannes, fotografato. Monica Bellucci, Helen Mirren, Quentin Tarantino, Charlotte Gainsbourg e la pioggia.
Da giovedì 2 maggio si può modificare e inviare online all’Agenzia delle Entrate il modello precompilato di 730 per la dichiarazione dei redditi: ci sarà tempo per poterlo fare fino al 23 luglio. Il 730 precompilato è, ovviamente, già compilato in tutte le sue voci, ma si può modificare e integrare con spese e oneri diversi da quelli che troverete una volta effettuato l’accesso; è uno strumento utile per dichiarare il proprio reddito senza passare dal commercialista o dal CAF (Centro Assistenza Fiscale), e possono utilizzarlo lavoratori dipendenti e pensionati. Se invece non siete lavoratori dipendenti ma autonomi dovrete compilare il modello Redditi Persone Fisiche, meglio noto con il suo vecchio nome di modello unificato compensativo (Uni.Co.). Anche per questo da oggi si può inviare la versione precompilata, ma si avrà più tempo: dal 2 maggio al 30 settembre.
Il 730 precompilato da oggi si può modificare e inviare. Il modulo era online dallo scorso 15 aprile, ci sarà tempo per inviarlo fino al 23 luglio: le cose da sapere.
A Los Angeles, California, è da poco finita l’E3 (Electronic Entertainment Expo), la più importante fiera di videogiochi al mondo. I principali produttori di videogiochi hanno organizzato gli abituali grandi eventi di presentazione delle loro ultime novità, che saranno messe in vendita nei prossimi mesi. Microsoft ha presentato una nuova Xbox più piccola e i suoi piani per un’altra console che sarà presentata il prossimo anno. Sony si è concentrata sulla presentazione di nuovi videogiochi, molti dei quali compatibili con il suo visore per la realtà virtuale, mentre Nintendo ha mostrato un’anteprima del nuovo capitolo di The Legend of Zelda, che uscirà il prossimo anno. Microsoft In uno degli eventi più attesi dell’E3, Microsoft ha presentato due nuove console: Xbox One S e Project Scorpio. La prima sarà disponibile a partire da agosto, ha dimensioni più piccole della Xbox One, un hard disk più capiente ed è compatibile con il formato 4K; non ha invece i sensori per Kinect, che possono essere aggiunti con un acquisto separato. Nel 2017 Microsoft lancerà un nuovo tipo di console che si chiamerà Project Scorpio: dovrebbe essere una versione di Xbox molto più potente e adatta agli ultimi progressi nella tecnologia dei videogiochi, compresi i visori per la realtà virtuale.
Le foto dell’E3 2016 a Los Angeles. Alla fiera di videogiochi più grande del mondo Microsoft ha annunciato due nuove console, Sony titoli per la realtà virtuale e Nintendo un nuovo Zelda.
L’attrice Gwyneth Paltrow ha accusato Harvey Weinstein, potente produttore cinematografico di Hollywood, di avere avuto con lei un comportamento sgradevole e sessualmente inopportuno. Paltrow ha raccontato l’episodio al New York Times: «Ero una ragazzina, ero appena stata assunta, ero pietrificata». Lei aveva 22 anni e lui l’aveva appena scritturata per Emma, un film prodotto dalla Miramax, la società di produzione che Weinstein aveva fondato col fratello Bob. Era il 1996 e i due si erano incontrati per lavoro in un hotel a Hollywood: lei si aspettava un pranzo con altri collaboratori, lui invece l’aveva invitata nella sua stanza, aveva cercato di farsi fare un massaggio e di portarla in camera da letto; lei scappò, raccontò tutto a Brad Pitt, all’epoca suo fidanzato, che alla prima occasione in cui rivide Weinstein gli disse di non provare più a toccarla. Weinstein chiamò furibondo Paltrow – «fu una cosa brutale» – e le intimò di non raccontare mai niente a nessuno: Paltrow cercò di dimenticare l’episodio, continuò a lavorare con Weinstein – che nel 1998 produsse Shakespeare in Love, il film che la rese famosa – posò sul red carpet con lui, lo ringraziò pubblicamente e, temendo la sua influenza e le sue ritorsioni, è rimasta in silenzio fino a ora, dopo che un’inchiesta del New York Times di Jodi Kantor e Megan Twohey ha raccolto le testimonianze di numerose donne molestate da Weinstein negli ultimi 30 anni, spesso messe a tacere con soldi e minacce.
Anche Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie accusano Harvey Weinstein. Con le testimonianze delle due attrici, le accuse al potente produttore cinematografico americano sono aumentate ancora. Lui, intanto, è stato lasciato dalla moglie.
Tra scettici ed entusiasti, è in corso una discussione tra gli esperti di tecnologia sulla prospettiva di un mondo virtuale – o «un incubo distopico» – in cui faremo tutto Lo ha deciso una giudice della California, nell'ambito del processo tra Apple ed Epic Games
“Come una tossicodipendenza”. La Stampa ha intervistato Nicholas Carr, professionista dell'anti-internet.
La compagnia aerea low cost Ryanair, con sede a Dublino, ha annunciato ieri, mercoledì 4 settembre, che i suoi profitti per l’anno fiscale che terminerà il 31 marzo 2014 potrebbero essere inferiori alle previsioni e che a partire dal prossimo inverno ridurrà la frequenza dei suoi voli e, in alcuni paesi, il prezzo dei biglietti. Durante una conferenza stampa, l’amministratore delegato della compagnia, Michael O’Leary, ha spiegato che il gruppo faticherà a raggiungere il suo obiettivo e che l’utile netto annuale sarà vicino, o inferiore, al livello più basso dei ricavi inizialmente previsti tra i 570 e i 600 milioni di euro. Le vendite dei biglietti durante l’estate sono state sotto le aspettative così come le prenotazioni per i mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre. La Borsa di Dublino ha reagito negativamente e il titolo della Ryanair è arrivato a perdere quasi il 15 per cento: si tratta del calo più pesante dal 2009.
I guai di Ryanair. La compagnia aerea low cost si aspetta profitti inferiori al previsto: dal prossimo inverno ridurrà la frequenza dei voli e, in alcuni paesi, il prezzo dei biglietti.
A Hollywood, non lontano dalla scritta sulla collina, c’è da novant’anni lo Chateau Marmont: uno degli hotel più famosi al mondo, di certo quello che ha ospitato più rockstar, divi di Hollywood, scrittori, artisti e celebrità varie. Lo Chateau Marmont è a nord di Los Angeles, dove finiscono le case e inizia il verde della collina; all’incrocio tra la Marmont Lane, la piccola via da cui prende il nome, e il Sunset Boulevard: “il viale del tramonto”, una delle strade più note al mondo. Per essere più precisi, si trova sul limite orientale della Sunset Strip, la parte più nota e vivace del Sunset Boulevard.
Storia e storie dello Chateau Marmont. È uno degli hotel più famosi al mondo, su una delle strade più famose al mondo, e in novant'anni ci sono passate alcune delle persone più famose al mondo.
La storica britannica Heather Dalton stava sfogliando un libro sul pittore rinascimentale Andrea Mantegna quando in una riproduzione della Madonna della Vittoria notò qualcosa che la incuriosì. Nella parte superiore del dipinto, appollaiato sulla pergola riccamente decorata con piante e frutti, vide un pappagallo biancastro con un ciuffo sulla testa. Dalton riconobbe l’uccello, che è molto diffuso nel Pacifico del Sud e in Australia, dove si trovava per fare un dottorato all’Università di Melbourne. Per questo motivo si chiese: che ci fa un pappagallo australiano in un dipinto rinascimentale, quasi trecento anni prima che gli europei arrivassero in Australia? «Se non fossi stata in Australia, non avrei mai pensato che quello era un cavolo di cacatua ciuffo arancio!» ha raccontato Dalton al New Yorker. Dopo essersi fatta quella domanda, iniziò un periodo di ricerca durato dieci anni e concluso con la pubblicazione di uno studio nel 2014 sulla rivista Renaissance Studies, in cui Dalton scrisse che quel cacatua proveniva probabilmente dalla parte sudorientale dell’arcipelago indonesiano, e la sua presenza suggerisce un sistema di interscambi commerciali tra Europa e Oceania ben più ampio, sofisticato e soprattutto antico di quanto eravamo abituati a pensare.
Che ci fa un pappagallo australiano in un dipinto di Mantegna? ci sono molti esempi di uccelli esotici raffigurati nell'arte europea, ma quello della “Madonna della Vittoria” ha una storia particolare.
Mercoledì sera Facebook ha annunciato che comprerà l’app di messaggistica per dispositivi mobili WhatsApp per circa 16 miliardi di dollari (4 miliardi di dollari in contanti e 12 miliardi di dollari in azioni, a cui però si aggiungono anche 3 miliardi di dollari di azioni vincolate per i fondatori e i dipendenti di WhatsApp). Jan Koum, co-fondatore e amministratore delegato di WhatsApp, dovrebbe entrare nel consiglio di amministrazione di Facebook. Poco dopo l’annuncio dell’acquisto, le azioni di Facebook in borsa hanno perso il 5 per cento del loro valore. Nel comunicato pubblicato su Facebook, si legge:
Facebook acquisterà WhatsApp per 16 miliardi di dollari. L'annuncio è stato diffuso da Facebook mercoledì sera, e in molti si preoccupano dell'estensione del suo potere.
Lunedì 10 aprile il tribunale civile di Genova ha dato ragione all’ex candidata del Movimento 5 Stelle alle elezioni comunali della città, Marika Cassimatis, in una causa che aveva fatto contro Beppe Grillo, il leader del M5S: Cassimatis contestava la decisione di Grillo di annullare la sua vittoria alle primarie online interne al partito per scegliere il candidato sindaco, ripescando al suo posto il secondo classificato Luca Pirondini per le elezioni del prossimo 11 giugno. Il tribunale ha dato ragione a Cassimatis, sospendendo in modo cautelativo le due delibere con le quali Grillo aveva escluso Cassimatis e candidato al suo posto Pirondini. Significa che per ora sono state annullate, ma il M5S ha quindici giorni di tempo per fare ricorso. Cassimatis ha detto in un’intervista che «ora sono la candidata sindaca dei Cinque Stelle per Genova, la palla passa a loro, sono loro che devono decidere cosa fare». È ancora formalmente candidata a sindaco di Genova, ma Grillo voleva impedirle di usare il logo del M5S, che è di sua proprietà: in base a come andrà l’eventuale ricorso, si capirà se può farlo o meno. Lunedì sera sul blog di Grillo è stato pubblicato un post per smentire la versione di Cassimatis, in cui c’è scritto: «non possiamo non rilevare come in nessun passo della predetta sentenza si sostenga che la Cassimatis è la candidata sindaco del MoVimento 5 Stelle, come lei ha affermato. Marika Cassimatis è stata sospesa e la votazione del 14 marzo è stata annullata, pertanto la stessa non è né sarà candidata con il MoVimento 5 Stelle a Genova alle elezioni dell’11 giugno». Se il M5S farà ricorso entro 15 giorni, un collegio di tre giudici (diversi da quello della sentenza di oggi) si riunirà e prenderà una decisione entro 20 giorni.
Il tribunale di Genova ha dato torto a Beppe Grillo sulla storia della candidata rimossa. Perché secondo il giudice non poteva contraddire il risultato delle primarie online annullando la vittoria dell'ex candidata del M5S a sindaco di Genova Marika Cassimatis.
Il prossimo 12 dicembre sarà il 150esimo anniversario della nascita dell’artista norvegese Edvard Munch, uno dei maggiori vanti della cultura e della storia della Norvegia. Sono previste mostre in tutta Europa, negli Stati Uniti e in Giappone, ma il centro delle celebrazioni sarà “Munch 150“, un’ampia retrospettiva organizzata in Norvegia: dal 2 giugno al 13 ottobre la Galleria Nazionale e il Museo Munch di Oslo esporranno 220 dipinti e 50 opere su carta di Munch. La mostra verrà trasmessa al cinema via satellite (anche in 98 sale italiane), alle 20 del prossimo 27 giugno. Intanto, nelle 7 città norvegesi legate alla vita di Munch sono in programma numerosi eventi collaterali, tra teatro, conferenze, visite guidate, proiezioni e nuove pubblicazioni. Tanti tipi di “Urlo” È il suo dipinto più famoso e quest’anno compie 120 anni: fu completato nel 1893, il primo. Ne esistono infatti quattro versioni (due disegnate a pastello e due dipinte). Tre appartengono ai musei norvegesi e sono tutte presenti alla mostra di Oslo. Manca invece la quarta, che fa parte di una collezione privata e nel 2012 è stata battuta all’asta da Sotheby’s, a New York, per quasi 120 milioni di dollari, diventando il quadro venduto al prezzo più alto in un’asta di opere d’arte (il precedente record di 106 milioni apparteneva a Picasso, che tra l’altro ha tre quadri nelle prime cinque posizioni). La retrospettiva norvegese comprende invece “Disperazione”, un quadro del 1892 che anticipa di un anno la prima versione dell’”Urlo” e ne è il prototipo: la scena è la stessa (ci sono anche i due personaggi che parlano tra loro sullo sfondo), ma il soggetto principale indossa un cappello ed è ritratto di profilo, a distanza ravvicinata, mentre si affaccia dal ponte di Nordstrand, un quartiere a sud di Oslo. E non urla.
Munch compie 150 anni: cose da sapere. L'Urlo, la Norvegia, e altre storie intanto che prenotate il viaggio a Oslo o lo rimandate all'anno prossimo.
Facebook ha pubblicato un nuovo rapporto in cui spiega che nei sei mesi dall’ottobre 2018 al marzo 2019 ha chiuso più di tre miliardi di profili finti. Facebook ha anche aggiunto che sono stati rimossi più di sette milioni di post contenenti incitamento all’odio (quello che in inglese è noto come “hate speech”). Sia per i profili che per i post si tratta di numeri da record per la storia di Facebook. Nel rapporto vengono presentati anche i dati di quanti ricorsi sono stati fatti dopo la rimozione di post o profili ed è riportato il numero di ricorsi che sono stati in seguito accolti. Secondo recenti dati, i profili Facebook attivi almeno una volta al mese sarebbero circa 2,3 miliardi, quindi meno di quello chiusi da Facebook negli ultimi mesi.
Facebook ha rimosso 3 miliardi di profili falsi in 6 mesi.
Gap è uno dei marchi di abbigliamento più popolari negli Stati Uniti (oltre mille negozi) ed è ormai molto diffuso anche in Asia e Europa (oltre trecento negozi). L’azienda ha deciso qualche giorno fa di dare una rinfrescata alla propria immagine presentando un nuovo logo, che sta facendo molto parlare in rete in questi giorni. Il vecchio logo era un quadrato blu con la scritta Gap “graziata”, e la sua essenzialità lo aveva reso una delle icone dell’abbigliamento americano più note e riconoscibili. Nel nuovo logo, invece, il quadrato blu che prima faceva da sfondo è diventato un piccolo quadratino piazzato in alto a destra sulla P di Gap, e il font graziato (Spire) è stato sostituito con l’Helvetica. Prima: * Dopo:
Ma quant’è brutto il nuovo logo di Gap? la povertà dell'operazione di restyling del marchio di abbigliamento ha fatto infuriare fan e professionisti del design.
Mercoledì 14 dicembre, alcuni dei più importanti dirigenti delle società tecnologiche statunitensi hanno partecipato a un incontro con il presidente eletto Donald Trump, organizzato presso la Trump Tower a New York. La riunione era molto attesa perché nel corso della campagna elettorale Trump aveva usato, in più occasioni, toni sprezzanti nei confronti di alcune aziende della Silicon Valley, dimostrando uno scarso interesse per una delle risorse più importanti per l’economia del paese. I toni durante l’incontro sono stati molto più moderati e diplomatici, anche se era evidente l’imbarazzo e il disagio di alcuni partecipanti. Tra gli ospiti alla Trump Tower c’erano: Jeff Bezos (CEO di Amazon), Larry Page (CEO di Alphabet), Tim Cook (CEO di Apple), Satya Nadella (CEO di Microsoft), Elon Musk (CEO di Tesla e SpaceX), Brian Krzanich (CEO di Intel) e Sheryl Sandberg (direttore operativo di Facebook). Alcuni di loro hanno inoltre avuto la possibilità di avere un incontro in privato con Donald Trump, su richiesta dello stesso presidente eletto.
Che faccia fare, con Trump. I capi delle più grandi aziende tecnologiche americane – Tim Cook, Jeff Bezos, Elon Musk, etc – lo hanno incontrato, tra qualche visibile imbarazzo.
Nelle ultime 24 ore in Italia sono stati rilevati 2.199 casi positivi da coronavirus e 77 morti a causa della COVID-19. Attualmente i ricoverati sono 5.043 (330 in meno di ieri), di cui 661 nei reparti di terapia intensiva (27 in meno di ieri) e 4.382 negli altri reparti (303 in meno di ieri). Sono stati analizzati 122.958 tamponi molecolari e 95.780 test rapidi antigenici. La percentuale di tamponi molecolari positivi è stata del 1,7 per cento, mentre quella dei test antigenici dello 0,1 per cento. Nella giornata di martedì i contagi registrati erano stati 1.895 e i morti 102. Le regioni che hanno registrato più casi nelle ultime 24 ore sono Lombardia (322), Sicilia (320), Campania (257), Puglia (185) e Lazio (179).
I dati sul coronavirus in Italia di oggi, mercoledì 9 giugno.
Foto: Maria Elena Boschi e Giuliano Poletti (Fabio Cimaglia/ LaPresse)
Jobs Act, la diretta in streaming dal Senato. La discussione prima del voto di fiducia, che si terrà stasera (tardi, probabilmente).
Il 16 ottobre 1793, la vedova del re di Francia Luigi XVI venne portata su un carro scoperto per le vie di Parigi. Era malata e magra, perché da settimane rifiutava di mangiare. La notte prima le avevano tagliato i capelli e quel giorno al posto dei vestiti sgargianti per cui era famosa in tutta Europa, indossava una cuffia bianca e una semplice veste grigia. Dopo aver sfilato in mezzo alla folla che le gridava ingiurie, venne fatta scendere a Place de la Révolution, oggi Place de la Conocorde, e intorno a mezzogiorno venne ghigliottinata. Maria Antonietta L’ultima regina di Francia prima della rivoluzione divenne presto una delle figure storiche più popolari, tanto da arrivare a competere con quella di suo marito, Luigi XVI. Moltissimi libri, dipinti e più di recente diversi film (tra cui l’ultimo del 2006 con Kirsten Dunst e diretto da Sofia Coppola) le sono stati dedicati. Questa attenzione si deve alla sua vita romanzesca, alla sua morte drammatica e a una frase molto azzeccata che però lei non pronunciò mai.
La morte di Maria Antonietta. Fu ghigliottinata oggi, 220 anni fa e divenne famosa per una frase che non disse mai (quella con le brioche).
Dal 9 giugno è su YouTube Sunspiring, un cortometraggio di fantascienza che dura nove minuti ed è finora stato visto quasi 400mila volte. L’ha diretto lo statunitense Oscar Sharp e l’attore principale è il canadese Thomas Middleditch, famoso per la serie tv Silicon Valley. La particolarità di Sunspiring sta però nella sua sceneggiatura: l’ha scritta Benjamin, un’intelligenza artificiale creata da Ross Goodwin, un ricercatore informatico della New York University. Benjamin (un nome che l’intelligenza artificiale si è scelta da sola) è tecnicamente una “rete neurale ricorrente”: un computer che riesce a imparare cose da solo e, in questo caso specifico, ha scritto una sceneggiatura dopo aver letto le sceneggiature di decine di film di fantascienza, tra cui Interstellar, Il quinto elemento, Highlander: Endgame e Ghostbusters – Acchiappafantasmi. Sunspiring è stato presentato allo Sci-Fi London Festival – un festival cinematografico dedicato alla fantascienza – all’interno della sezione 48-Hour Film Challenge, in cui i partecipanti hanno 48 ore per girare il loro cortometraggio. Il film è piuttosto sconnesso, confusionario e surreale. Molti dialoghi non hanno un vero senso e la sequenza degli eventi è raramente chiara e logica. Sharp ha detto al sito Ars Technica che appena lui e gli attori si sono messi a leggere la sceneggiatura, tutti hanno iniziato a ridere di gusto». Ha poi spiegato che c’è un interessante elemento ricorrente: «gli attori [di Sunspiring ] dicono spesso cose come “non lo so” e “non sono sicuro”, che sono reminiscenze di molti film di fantascienza in cui i personaggi cercano di capire il contesto in cui si trovano e il perché ci sono finiti in mezzo».
Un film di fantascienza scritto da un computer. Un'intelligenza artificiale ha scritto la sceneggiatura per il cortometraggio "Sunspiring": i risultati sono interessanti, ma anche bizzarri.
La vita di Sophia Loren – con ogni probabilità l’attrice italiana più famosa al mondo, se non altro da più tempo – è ormai da diversi decenni talmente raccontata e celebrata da rendere problematico iniziare a parlarne oggi, da un punto qualsiasi, trovando qualcosa di completamente nuovo e ugualmente interessante da dire. Una sua lunga intervista, con Vanity Fair, di un paio di anni fa, cominciava così: «Non hai vissuto finché non hai visto camminare Sophia Loren. A gambe nude e incinta per le strade sassose di Napoli in Ieri, Oggi e Domani, o mentre cammina attraverso la campagna italiana devastata dalla guerra trasportando una valigia in equilibrio sulla testa, in La ciociara». «La mia vita non è una favola, ed è ancora doloroso parlarne», disse lei – che oggi compie ottanta anni – a quell’intervistatore che l’aveva contattata telefonicamente per fissare un incontro, concentrando in una sola frase tutta la distanza che necessariamente esiste tra la vita privata e quella pubblica di un personaggio popolare come Sophia Loren – ammesso che ne esistano altri, popolari come lei.
Ottant’anni da Sophia Loren. Le foto più belle dell'attrice italiana più famosa di sempre, che vi piaccia o no.
Il New York Times racconta che in molte città del sud ovest degli Stati Uniti, in stati come l’Arizona e il Nevada, le amministrazioni comunali finanziano da anni programmi che incentivano la sostituzione dell’erba da giardino, nelle case che ce l’hanno, con piante che necessitano di meno acqua o con tappeti di erba sintetica. In zone come queste infatti il clima è molto arido e la siccità è un problema complicato, aggravato dal fatto che mantenere un prato in buona salute richiede molta acqua. In pratica il comune rimborsa al cittadino una cifra proporzionale alla grandezza del prato che viene smantellato oppure sostituito con una vegetazione diversa. Il comune di Long Beach, in California, paga 3 dollari per ogni piede quadrato di terreno che viene sostituito: tenendo conto che 10 piedi quadrati equivalgono a circa un metro quadrato, i proprietari di un prato a Long Beach vengono pagati circa 30 dollari per ogni metro quadro di prato. Spesso il comune obbliga inoltre i cittadini a firmare un impegnativa a non ripristinare il prato, anche in caso di vendita del terreno: in quel caso, se il nuovo inquilino decidesse di tornare a piantare l’erba naturale, sarebbe costretto a pagare al comune la stessa cifra del risarcimento ottenuto dal precedente proprietario, più gli interessi.
La guerra al pratino. I comuni di molte città americane del sud incentivano la sostituzione dell'erba da giardino: fa consumare troppa acqua.
Gli animali da laboratorio sono spesso costretti a un’esistenza monotona, confinati in gabbie e piccole scatole di plastica dove ricevono pochi stimoli. Secondo buona parte dei ricercatori, questa condizione è necessaria per ridurre al minimo le variabili nel corso di studi ed esperimenti, ottenendo risultati più affidabili, ma da tempo altri sono convinti del contrario: un ambiente privo di stimoli vizia i risultati, perché gli animali non conducono una vita normale come i loro simili fuori dai laboratori e, in senso più esteso, come noi. Uno studio pubblicato su Lab Animal, rivista scientifica curata da Nature sugli animali da laboratorio, porta ora elementi più concreti ed evidenzia i risultati delle prime ricerche sul rapporto tra le condizioni di vita di topi, ratti, pesci, conigli, cavie e l’affidabilità dei risultati nei test. Cavie e laboratori Le prime esperienze con animali di laboratorio in ambito scientifico risalgono alla metà dell’Ottocento. Per molti decenni gli spazi dedicati a loro erano ampi ed equipaggiati con diversi strumenti, come labirinti, giochi e ruote per correre, nel caso dei piccoli roditori. Le cose cambiarono nei primi anni Sessanta del Novecento, quando si pensò che fosse necessario standardizzare il più possibile i modi in cui venivano tenuti gli animali in laboratorio, in modo da ridurre le variabili e avere risultati più affidabili e confrontabili tra loro negli esperimenti. Le gabbie divennero più piccole, spesso meno grandi di una scatola da scarpe, e con nessun particolare stimolo per gli animali: né per svagarli né per facilitare le loro interazioni.
Per aiutare la ricerca bisogna rendere gli animali da laboratorio più felici? sempre più ricercatori pensano che animali che vivono senza stimoli portino a risultati meno affidabili.
Sono online da alcune ore i primi due episodi della terza stagione di Serial, uno dei podcast più seguiti e apprezzati degli ultimi anni. Gli episodi sono gratuiti e si possono anche ascoltare sui principali aggregatori di podcast, come Apple Podcast e Google Podcast. La terza stagione si occuperà di diversi casi giudiziari avvenuti a Cleveland, in Ohio. Ce ne sarà uno per puntata e sono accomunati, scrive il sito, “dall’essere storie fuori dall’ordinario su casi ordinari”. Aja Romano ha scritto su Vox che la terza stagione «sembra poter essere anche meglio della prima”, e in genere i siti americani stanno recensendo in modo positivo i primi episodi. This season, we’re holding open the courthouse door, inviting you inside. There are shocking, fascinating things happening in plain sight. Hear episodes 1 and 2 today. https://t.co/0O60tPrtxS pic.twitter.com/G4PxUIc9G7
Sono online i primi due episodi della terza stagione del podcast “Serial”.
La rivista MIT Technology Review del Massachusetts Institute of Technology, una delle università statunitensi più autorevoli e conosciute al mondo, ha elencato una serie di tecnologie le cui applicazioni potrebbero avere importanti ricadute sulle nostre esistenze nel breve termine. La prima compilazione di una lista simile da parte della rivista risale al 2001, «un periodo per molti versi glorioso per la scienza e la tecnologia». Da allora ogni anno un nuovo elenco segnala le aree emergenti di ricerca innovativa che potrebbero «cambiare il mondo»: la prima della lista del 2021 lo sta già facendo. I vaccini a mRNA I primi due vaccini autorizzati in Occidente contro il coronavirus, quelli di Pfizer-BioNTech e Moderna, sono stati sviluppati grazie a una tecnologia alla quale i ricercatori lavorano fin dagli anni Novanta. Sono vaccini basati sull’RNA messaggero (mRNA), la molecola che si occupa di codificare e portare le istruzioni contenute nel DNA per produrre le proteine. Quelle proteine stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici, che in caso di esposizione al virus impediscono poi a loro volta l’ingresso delle proteine nelle cellule.
10 tecnologie da tenere d’occhio nel 2021. La rivista del MIT ha scelto una serie di strumenti, servizi e applicazioni che potrebbero entrare a breve nelle nostre vite, cambiandole.
Secondo il quotidiano Repubblica, Apple ha concordato con il fisco italiano il pagamento di 318 milioni di euro per mettere fine alla lunga contesa con l’Agenzia delle Entrate circa il pagamento delle tasse per le vendite effettuate in Italia. La notizia non è ancora stata confermata ufficialmente né da Apple né dall’Agenzia delle Entrate, ma non sono nemmeno arrivate smentite (come sarebbe successo nel caso fosse stata infondata). Il Corriere della Sera dice di avere ricevuto una conferma da parte di un portavoce dell’Agenzia delle Entrate. Apple era stata accusata di aver venduto i propri prodotti in Italia emettendo fatture in Irlanda, dove la tassazione è stata a lungo più favorevole. Questa pratica è stata seguita da anni da tutte le principali aziende tecnologiche e di Internet del mondo, da Google a Facebook, grazie ad alcune controverse direttive europee che permettono di sfruttare il mercato dell’Unione Europea concentrando le attività fiscali in un unico stato membro. Scrive Repubblica che negli ultimi sette anni i ricavi italiani di Apple “non hanno mai superato i 30 milioni di euro, a fronte di vendite che invece avrebbero sistematicamente sfondato la soglia del miliardo di euro”. Se la notizia dell’accordo fosse confermata, Apple sarebbe la prima grande azienda statunitense a scendere a patti con il fisco italiano.
L’accordo tra Apple e il fisco italiano. L'ha annunciato Repubblica stamattina, ripresa poi dalla stampa di mezzo mondo senza smentite: è il primo accordo del genere in Italia per una grande azienda statunitense.
Che le grandi multinazionali esercitino una forte influenza sui governi a tutti i livelli – locale, ma anche nazionale – non è mai stato in dubbio. Martedì 30 agosto, però, l’Unione Europea ha quantificato questa influenza. La Commissione Europea sostiene che il governo dell’Irlanda si sia assicurato 5.500 posti di lavoro da Apple con un accordo fiscale che ha permesso alla società di pagare meno tasse del dovuto, per circa 13 miliardi di euro, tra il 2003 e il 2014. L’accordo ha fatto sì che l’effettiva percentuale di tasse pagate da Apple all’Irlanda in quel periodo non fosse superiore all’uno per cento. Se venisse applicata, la sentenza costringerebbe Apple a versare 13 miliardi di euro all’Irlanda. I leader irlandesi, però, non vogliono i soldi e hanno detto che ricorreranno in appello, come farà anche Apple.
Perché Apple e l’Irlanda si danno una mano. Entrambi faranno ricorso contro il risarcimento da 13 miliardi: è un esempio dell'ascendente che le grandi società hanno sui governi.
Ad agosto in Italia il tasso di disoccupazione è stato del 9,5 per cento, secondo i dati pubblicati oggi dall’ISTAT, l’Istituto nazionale di statistica. Il dato è in diminuzione dello 0,3 per cento rispetto a luglio, ed è il più basso dal novembre del 2011: in particolare la disoccupazione giovanile è scesa dell’1,3 per cento, portandosi al 27,1 per cento, il tasso più basso dall’agosto del 2010. Ad agosto, inoltre, ci sono state 87mila persone in meno in cerca di lavoro (-3,4 per cento rispetto a luglio), mentre il numero degli inattivi è salito al 34,5% (+0,2 per cento). Per quanto riguarda gli occupati, il loro numero è rimasto stabile rispetto a luglio, con un tasso del 59,2 per cento.
Ad agosto il tasso di disoccupazione in Italia è stato del 9,5 per cento, il più basso dal novembre del 2011.
L’Agenzia Spaziale Europea ha diffuso la più dettagliata mappa mai realizzata della Via Lattea, la nostra galassia, con l’osservazione di oltre 1,7 miliardi di stelle. È stata realizzata dal satellite Gaia, dal 2013 in orbita a grande distanza dalla Terra. I dati saranno la base di molte delle prossime scoperte sulla formazione della galassia e su come si è evoluta nel corso di miliardi di anni. Dopo 22 mesi passati a raccogliere informazioni su ciò che abbiamo intorno, Gaia ha reso possibile la costruzione di una mappa tridimensionale di grandi porzioni della Via Lattea, che mostra anche come si muovono 1,3 miliardi di stelle, un risultato mai ottenuto prima con questi livelli di precisione. Trattandosi del posto in cui viviamo, verrebbe da pensare che la nostra galassia fosse già stata mappata da tempo nella sua interezza, ma in realtà le cose sono rese un filo più complicate dalle dimensioni. La Via Lattea è gigantesca: ha un diametro tra i 100mila e i 180mila anni luce, a seconda delle stime e dei calcoli effettuati finora; significa che persino la luce – che viaggia nel vuoto a quasi 300mila chilometri al secondo – impiega almeno 100mila anni per percorrerla da un capo all’altro. Oltre a essere molto grande, la Via Lattea contiene una quantità sorprendente di stelle: almeno 100 miliardi (alcune stime dicono che siano quattro volte tanto). Osservarla tutta, standoci peraltro dentro come nel nostro caso, non è semplice perché molte sue zone sono nascoste da densi strati di polveri e gas interstellari.
Questa mappa della Via Lattea trasformerà l’astronomia. L'Agenzia Spaziale Europea ha diffuso l'enorme quantità di dati raccolti dal satellite Gaia, che ha osservato i movimenti di 1,7 miliardi di stelle.
Il Movimento 5 Stelle ha confermato che farà decidere agli iscritti alla sua piattaforma online “Rousseau” se la Giunta per le immunità parlamentari del Senato debba concedere o meno l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, per il caso dei migranti della nave Diciotti. La decisione, anticipata nei giorni scorsi, è stata pubblicata sul blog del M5S con un post, dove viene estesamente spiegata la scelta del Movimento di rivolgersi ai suoi iscritti e di non far decidere autonomamente i propri parlamentari. Nel testo si dice che quello per Salvini “non è il solito voto sull’immunità dei parlamentari”: Di quei casi si occupa l’articolo 68 della Costituzione, e su quelli il MoVimento 5 Stelle è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità, niente insindacabilità. Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali. Noi mandammo a processo i nostri portavoce Paola Taverna e Mario Giarrusso e entrambi votarono per farsi processare. Questo è un caso diverso: stiamo parlando infatti dell’articolo 96 della Costituzione. Nello specifico questo è un caso senza precedenti perché mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al Parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell’esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale (tangenti, truffa, appalti, etc): in questo caso non ci porremmo neppure il problema e lo spediremmo in tribunale.
Il M5S farà decidere agli iscritti a Rousseau sull’autorizzazione a procedere per Salvini. Per il caso della nave Diciotti, nel quale il ministro dell'Interno è accusato di sequestro di persona aggravato nei confronti dei migranti.
«Se ti comporti bene e lavori duro, poi vai a fare shopping da Barneys: è la migliore ricompensa che c’è», disse una volta a Vanity Fair Sarah Jessica Parker, l’attrice che interpretava Carrie Bradshaw di Sex and the City. Anche la celebre catena di grandi magazzini, che ora si chiama Barneys New York, sta però attraversando la crisi generale del mondo del lusso e in particolare dei negozi al dettaglio: per via dei nuovi modi di fare shopping, della concorrenza dei rivenditori online e degli affitti sempre più alti. Proprio a causa del costo dell’affitto del suo flagship, il negozio più importante, aperto nel 1993 a Madison Avenue a New York, Barneys sta pensando di ricorrere al Chapter 11, una legge federale fallimentare americana paragonabile all’amministrazione straordinaria italiana, come hanno scritto nei giorni scorsi i giornali americani.
Barneys New York è in difficoltà. È uno dei grandi magazzini di lusso più famosi al mondo, che ha fatto la storia della moda in America, citato in decine di film e serie tv.
Nelle ultime 24 ore in Italia sono stati rilevati 40.902 nuovi casi positivi al coronavirus e 550 morti a causa del COVID-19. Le persone attualmente ricoverate sono 34.144 (1.101 in più rispetto a ieri), di cui 3.230 nei reparti di terapia intensiva (60 in più di ieri) e 30.914 ricoverate con sintomi (1.041 in più di ieri). Sono stati analizzati 254.908 tamponi e testate 144.875 persone. È risultato positivo il 16 per cento dei tamponi di cui è stato comunicato il referto. Ieri i contagi registrati erano stati 37.978 e i decessi 636. !function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
I dati sul coronavirus di oggi, venerdì 13 novembre.
Alla fine, pare che a Napoli sia andata esattamente come gli altri anni. Il 29 dicembre, il governo, le amministrazioni locali, la protezione civile e le forze dell’ordine avevano fatto una raccomandazione alla città, contestuale all’impegno per la rimozione straordinaria dei rifiuti entro la notte di Capodanno: evitare il più possibile spari e botti. Non solo per i noti e frequenti rischi che questi presentano all’incolumità delle persone, sia a chi li utilizza sia a chi non c’entra niente, ma anche perché i cumuli di rifiuti ancora presenti nelle strade avrebbero rischiato di prendere fuoco, provocando ulteriori pericoli e disagi, rendendo complicata la gestione della situazione da parte delle forze dell’ordine e sprigionando nell’aria una grande quantità di sostanze nocive. Negli ultimi giorni, effettivamente, lo sforzo congiunto dei soggetti di cui sopra aveva dato modo alla città di scendere oltre le 400 tonnellate di rifiuti ancora per strada: una cifra notevole ma molto inferiore alle 1800-2000 tonnellate su cui si era assestata stabilmente durante il mese di dicembre. Si è trattato di una soluzione di emergenza: la discarica di Chiaiano è stata aperta tutta la notte, quelle di Caivano e Tufino hanno chiuso alle 18, parte di quei rifiuti è stata semplicemente trasferita in provincia. La situazione non è affatto risolta, insomma, ma almeno la città ha avuto modo di respirare, per qualche giorno. I vigili del fuoco, la protezione civile regionale e il corpo forestale si sono dati da fare per innaffiare il maggior numero possibile di cumuli di rifiuti rimasti ancora per strada – soprattutto in provincia, dove lo smaltimento d’emergenza non è avvenuto – allo scopo di prevenire incendi causati dai botti di fine anno, rinnovando gli inviti e le raccomandazioni a fare attenzione ed evitarli il più possibile.
Il solito Capodanno di Napoli. Nonostante le raccomandazioni e il rischio di incendi per le strade, è andata come sempre: un morto, 70 feriti, 140 interventi dei pompieri.
Antony Shugaar è un traduttore statunitense con una lunga esperienza nella traduzione di testi italiani in inglese: ha tradotto diversi libri di Primo Levi e più di recente Resistere non serve a niente di Walter Siti e Il metodo del coccodrillo di Maurizio De Giovanni. In un articolo sul New York Times ha raccontato i tempi dei suoi primi lavori da traduttore in Italia e le difficoltà e i problemi più comuni in cui si imbattono i traduttori di lingua inglese quando hanno a che fare con dei testi scritti in italiano. All’inizio degli anni Ottanta Shugaar si trasferì a Milano e lavorò per un po’ di tempo nella rivista italiana d’arte FMR, acronimo dell’editore Franco Maria Ricci: gli uffici si trovavano all’interno del sontuoso Palazzo Visconti di Modrone, e un paio d’anni dopo l’uscita in Italia FMR cominciò a essere pubblicata anche negli Stati Uniti (con uno slogan piuttosto ambizioso, ricorda Shugaar: “la più bella rivista del mondo”, secondo una definizione che veniva da Jacqueline Kennedy, amica di Ricci).
Sul tradurre in inglese l’italiano. Un esperto traduttore americano spiega che il difficile non sono le lingue diverse: sono i mondi diversi.
Lancet, una delle più importanti e prestigiose riviste scientifiche al mondo, ha ritirato due articoli scritti da Paolo Macchiarini, definito un tempo dai media il “mago dei trapianti di trachea”. Le due ricerche erano state pubblicate rispettivamente nel 2011 e nel 2012: davano conto di una tecnica di impianto sperimentale elaborata da Macchiarini e che prevedeva l’impiego nei pazienti di tubi artificiali, intorno ai quali venivano fatte crescere cellule staminali per ripristinare la trachea. La pratica fu eseguita su tre persone tra il 2011 e il 2013, ma senza esiti positivi. Macchiarini – che è di origini svizzere e ha lavorato in Italia, Russia e Svezia – è da anni al centro di indagini e verifiche da parte della comunità scientifica, per sospette falsificazioni delle informazioni pubblicate sulle riviste scientifiche in merito alle sue attività. A fine giugno un’indagine del Karolinska Institute aveva concluso che Macchiarini, insieme ad altri sei ricercatori coautori dei suoi studi, pubblicarono articoli su Lancet e altre riviste scientifiche con “descrizioni distorte e inventate delle condizioni dei pazienti prima e dopo le operazioni”.
Lancet ha ritirato due articoli scientifici di Paolo Macchiarini, il “mago dei trapianti di trachea”.
Sul Corriere della Sera di oggi, Massimo Franco fa una prima analisi degli annunci di ieri di Mario Monti, rimproverando al quasi ex presidente del Consiglio di non avere fatto molto chiarezza su che cosa vorrà (e potrà) fare nel concreto per dare seguito al suo annuncio di ieri, quello sulla sua disponibilità a guidare nuovamente il paese dopo le elezioni di febbraio a patto che chi lo sostiene segua le linee guida della sua Agenda. La «salita in politica», come l’ha definita Mario Monti con una felice inversione lessicale rispetto alla Seconda Repubblica, si preannuncia suggestiva, innovativa, ma ancora ambigua. Si è capito bene quello che il presidente del Consiglio dimissionario vuole fare: scomporre gli schieramenti etichettati con le sigle logore della destra, della sinistra e del centro; ricomporli attraverso l’asse del cambiamento e della lealtà all’Europa; ed essere il referente di chiunque si riconosca in un programma che rivendichi quanto è stato fatto in questi tredici mesi e lo proietti nel futuro.
Non c’è chiarezza. L'editoriale del Corriere della Sera rimprovera a Monti le ambiguità dei suoi annunci.
Il rientro sulle scene politiche e televisive di Giuliano Ferrara nelle ultime settimane ha fatto tornare in circolazione anche una vecchia polemica su un suo racconto di otto anni fa dei suoi rapporti con la CIA. Si trattava di una “autobiografia” in due puntate uscita sul Foglio a maggio 2003 e “scritta per il piacere dei lettori più giovani. Infatti, a forza di dire la verità ai mozzorecchi giustizialisti, e di sputtanarli, loro tentano di sputtanare l’elefante che il ciccione è diventato, e inventano balle. Le precisazioni continueranno, sempre che non annoino”. Oggi ripubblichiamo la prima di quelle due puntate, domenica la seconda. Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato. Vive a Mosca dal ’58 al ’61, dove il padre è corrispondente dell’Unità. Tornerà a Mosca nel 1990, a regime in dissoluzione (lui ama i regime change) e otto anni dopo essere uscito dall’apparato comunista, al seguito di una moglie americana che lavora nel cinema (una settimana di turismo). Mai stato in un paese socialista dopo il ’61 nonostante dieci anni di carriera come funzionario del Pci. Le vacanze a Capri o a Parigi, invece che da Ceausescu, sono una specie di blasone.
“Ferrara, Giuliano”. L'autobiografia in due puntate che il direttore del Foglio scrisse nel 2003 (quella della CIA, per capirsi).
Oggi il cosiddetto “decreto scuola” – che convertirà in legge il decreto approvato lo scorso 8 aprile dal Consiglio dei ministri, contenente le norme per lo svolgimento e la conclusione dell’anno scolastico in corso – è stato approvato in prima lettura dal Senato. Il testo, che ha ricevuto 148 voti a favore e 77 contrari, è arrivato in aula dopo che ieri era stato trovato un accordo tra i partiti di governo nella commissione Istruzione del Senato. Nello specifico M5S, PD e LeU si sono accordati sulle modalità con cui verrà svolto il concorso straordinario per 32mila docenti “precari” che insegnano da almeno tre anni. Sul testo del decreto il governo aveva posto la fiducia e visto il compromesso che è stato trovato è probabile che non subirà cambiamenti neanche nel successivo passaggio alla Camera. Il decreto deve essere approvato entro il 7 giugno.
Cosa c’è nel “decreto scuola”. È stato approvato oggi in prima lettura al Senato e prevede, tra le altre cose, un concorso straordinario per 32mila docenti "precari" che insegnano da almeno tre anni.
Luigi Di Maio, vicepresidente del Consiglio e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, ha fatto sapere che non parteciperà alla Festa nazionale dell’Unità che quest’anno si terrà dal 24 agosto al 10 settembre a Ravenna. Inizialmente Di Maio aveva accettato l’invito, ma poi ha detto di non potere più per «un possibile viaggio all’estero», ha spiegato Andrea De Maria, organizzatore dei dibattiti politici della Festa. L’invito rivolto dal PD a Di Maio aveva suscitato diverse polemiche interne. Secondo De Maria, comunque, quella del viaggio all’estero sarebbe una scusa: «Abbiamo l’impressione che non sia gradito un confronto con un nostro esponente autorevole che avevamo pensato sui temi del lavoro e sul decreto dignità che lunedì si vota alla Camera». Il PD aveva pensato a un incontro con il predecessore di Di Maio al ministero dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, oppure con l’ex vice prima ministra allo Sviluppo economico Teresa Bellanova.
Luigi Di Maio non sarà ospite alla Festa dell’Unità nazionale a Ravenna.
Clint Eastwood ha iniziato a fare l’attore a 25 anni e a fare il regista a poco più di 40, ed è uno di quelli per cui è proprio difficile mettersi a decidere se è stato più attore o regista (e per cosa sia più bravo). Da attore è stato un cowboy senza nome e un ispettore che di cognome faceva Callaghan; da regista ha cambiato generi più che da attore, spesso scegliendosi come attore, non sempre protagonista. I suoi film da regista migliori e più premiati hanno vinto entrambi l’Oscar per il miglior film e la miglior regia, e sono Million Dollar Baby e Gli spietati, che finisce con un ringraziamento ai due registi senza i quali non sarebbe né l’attore né il regista che è. Clint Eastwood è nato a San Francisco, in California, nel 1930, in una famiglia della classe media che cambiò più volte casa per seguire il padre, visto che negli anni dopo la Grande Depressione cambiava spesso città e lavoro. Eastwood non ebbe per niente una brillante carriera scolastica e per quanto si sa nemmeno un particolare interesse per la recitazione. Durante la Guerra di Corea, iniziata nel 1950, finì nell’esercito ma non in Corea, perché divenne istruttore di nuoto. Senza che avesse studiato recitazione, nella prima metà degli anni Cinquanta provò a sfruttare il suo aspetto e la sua statura di oltre un metro e novanta per fare l’attore. Iniziò con La vendetta del mostro, sequel del più noto – e certamente migliore – Il mostro della laguna nera e continuò alternando ruoli di non grande rilevanza tra cinema e televisione.
Una vita da Clint Eastwood. Un pistolero senza nome, un ispettore che di cognome faceva Callaghan e un grande regista, a volte: oggi compie novant'anni.
Nella puntata di giovedì di Servizio Pubblico, Roberto Saviano ha parlato della necessità di proporre agli italiani una promessa e un’offerta di futuro migliore, di felicità, di unità: e ha usato il precedente storico di quando la sinistra cilena dovette scegliere se cercare consenso accusando il regime di Pinochet dei crimini passati, oppure parlando anche ai cileni non di sinistra dell’essere un solo popolo con una prospettiva di futuro migliore. Invece di insultare o attaccare il nemico, persino il dittatore, la comunicazione allora investì sulla frase “l’allegria sta arrivando”, piuttosto che “mai più” o altre formule legate al passato. Il discorso di Saviano ha preso spunto da un film cileno uscito pochi mesi fa (in Italia uscirà il 9 maggio) che racconta la storia di quella campagna di comunicazione, intitolato No.
«L’allegria sta arrivando». Roberto Saviano a Servizio Pubblico ha spiegato perché bisogna proporre agli italiani un'offerta di futuro migliore, invece che una resa dei conti sul passato: come in Cile dopo la dittatura.
Ieri sera è stato inaugurato a Città del Messico il Museo Soumaya costruito dall’imprenditore messicano Carlos Slim Helú, al primo posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo stilata dalla rivista Forbes nel 2010. Il museo prende il nome dalla moglie di Slim, morta del 1999, e ospita la collezione d’arte privata della famiglia: con 66mila opere è la più grande di tutta l’America Latina. Alla cerimonia di inaugurazione hanno partecipato il presidente del Messico Felipe Calderon, lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez e il giornalista statunitense Larry King. Il museo aprirà al pubblico il 29 marzo e l’entrata sarà gratuita. L’edificio che ospita il museo è stato progettato dall’architetto Fernando Romero, genero di Slim, probabilmente il più celebre tra i giovani architetti sudamericani. La costruzione dell’edificio ha richiesto sei anni. La facciata esterna è ricoperta da circa 16mila pannelli esagonali di alluminio, che riflettono la luce sulla larga scalinata che conduce all’entrata. All’interno lo spazio espositivo del museo è suddiviso in sei sale per un totale di 17mila metri quadrati. Una sala ospiterà una collezione di monete, tavolette, oro e argento. Le altre mostreranno la collezione di ritratti, vestiti e mobili della famiglia Slim, che comprende opere di maestri europei come Leonardo da Vinci ed El Greco; pitture di Monet, Cezanne, Toulouse Lautrec e Van Gogh; sculture di Auguste Rodin e Salvador Dalí; opere degli artisti messicani Diego Rivera e Rufino Tamayo.
Apre il museo Soumaya. L'uomo più ricco del mondo ci ha messo dentro la gigantesca collezione di famiglia, a Città del Messico.
L’articolo contiene spoiler minimissimi sulla trama generale di The Hateful Eight e The Revenant: tutte cose che probabilmente avete già letto ovunque. The Hateful Eight, l’ottavo film di Quentin Tarantino, esce in Italia il 4 febbraio. È ambientato nella seconda metà dell’Ottocento, nel freddo West degli Stati Uniti: ci sono molta neve, molto sangue e quindi moltissima violenza. Neve, sangue e violenza sono molto presenti anche in Revenant – Redivivo, il nuovo film del regista messicano Alejandro González Iñárritu, nei cinema italiani dal 16 gennaio. Anche The Revenant è ambientato nell’Ottocento e la sua storia si svolge nel freddo West degli Stati Uniti. The Hateful Eight e The Revenant sono due dei film più importanti di questo periodo e da quando sono usciti negli Stati Uniti – entrambi il giorno di Natale – i critici dei giornali ne hanno discusso spesso associandoli. In un articolo dal titolo “Selvaggissimo West” il principale critico di cinema del New Yorker, Anthony Lane, ha scritto:
Le cose che hanno in comune “The Revenant” e “The Hateful Eight”. Neve, sangue e violenza, prima di tutto: e poi sono ambientati nell'Ottocento nel vecchio "west" degli Stati Uniti.
Tra le persone che valeva la pena fotografare questa settimana ci sono diversi sportivi: Pep Guardiola e Josè Mourinho prima di una partita amichevole, il campione jamaicano Usain Bolt e soprattutto Mick Fanning, il surfista australiano che la settimana scorsa è stato attaccato da uno squalo a Jeffreys Bay, in Sudafrica, mentre racconta la sua disavventura a lieto fine durante una conferenza stampa. In Repubblica Ceca è tempo di concerti estivi: tra Brno e Praga sono stati infatti fotografati Mika, mentre “vola” letteralmente sul palco, Robert Plant e Gary Clark Jr. L’attore francese Gerard Depardieu si trova in Bielorussia, ospite del presidente Alexander Lukashenko, e in questi giorni si mostra spesso in versione “bucolica” mentre falcia un prato o visita delle fattorie. Infine, a Giffoni Valle Piana, sono stati i giorni del Giffoni Film Festival 2015 e tra i personaggi più fotografati ci sono stati Asia Argento, Walter Veltroni (dopo una rovinosa caduta) e Fortunato Cerlino, l’attore che ha interpretato il ruolo di Pietro Savastano nella serie “Gomorra”. Questo articolo non è più commentabile. Abbonati al Post per commentare le altre notizie.
Celebripost. Mika volante, Gerard Depardieu bucolico e gli ospiti del Giffoni Film Festival, tra le persone che valeva la pena fotografare questa settimana.
Nella notte tra domenica e lunedì sono andati in onda negli Stati Uniti – e in contemporanea in Italia, su Sky Atlantic – il terzo e il quarto episodio della nuova stagione di Twin Peaks, la serie tv creata da David Lynch e Mark Frost. I primi due, che in realtà erano un solo lungo episodio ed erano attesissimi, erano piuttosto diversi da quello a cui avevano abituato le prime due stagioni della serie: praticamente una lunga sequenza di scene molto brevi, sconnesse tra loro, con pochi dialoghi e senza una vera colonna sonora. Sono piaciuti abbastanza, anche perché hanno messo in chiaro che la terza stagione di Twin Peaks non sarà una copia di quelle precedenti, uscite tra il 1990 e il 1991, ma avevano disorientato un po’ i critici e i fan. I nuovi episodi invece sono un’altra cosa ancora. Soprattutto il terzo episodio è piaciuto molto ai fan, perché contiene tanti elementi tipici della filmografia di Lynch e alcuni momenti molto Twin Peaks (ci arriviamo). Se nel quarto episodio non succede granché, nel terzo vengono sviluppate e presentate molte linee narrative importanti, che danno un’idea della direzione che prenderà la serie (e di come riuscirà a raccontare cose per i suoi 18 episodi). Dato che parliamo di Twin Peaks molte cose sono però poco chiare, altre totalmente incomprensibili, e altre ancora talmente strane che vale la pena tornarci sopra: come per i primi due episodi, abbiamo raccolto 5 argomenti di cui probabilmente, se avete visto il terzo e il quarto episodio, avete voglia di parlare con qualcuno.
5 cose sui nuovi episodi di “Twin Peaks”. Soprattutto il terzo è piaciuto molto ai fan, perché contiene un sacco di cose tipiche di Lynch e della serie originale.
La catena di negozi di articoli sportivi francese Decathlon ha pubblicato oggi su Repubblica un avviso a pagamento indirizzato al sindaco di Napoli Luigi De Magistris. L’amministratore delegato di Decathlon Italia, che ha firmato la lettera, ha criticato la lentezza del Comune nel concedere i permessi per la costruzione di un negozio che dovrebbe dare lavoro a 150 persone nella zona di Ponticelli.
La lettera di Decathlon a De Magistris. La catena di negozi ha scritto al sindaco di Napoli criticando la lentezza del Comune nel concedere i permessi per costruire un negozio che dovrebbe dare lavoro a 150 persone.
Grace Coddington è famosa per essere stata la direttrice creativa dell’edizione americana di Vogue e il braccio destro di Anna Wintour, la celebre direttrice della rivista, per 28 anni, prima di dimettersi nel gennaio di quest’anno. Come mostra bene il documentario The September Issue – disponibile anche su Netflix e dedicato alla realizzazione del numero di settembre di Vogue America, il più importante dell’anno – tra i compiti di Coddington c’era quello di organizzare i servizi fotografici della rivista: saranno raccolti e pubblicati da Phaidon nel libro Grace: The American Vogue Years, che uscirà il 5 settembre e costerà 165 euro. È il volume aggiornato di una prima edizione uscita nel 2002, Grace: Thirty Years of Fashion at Vogue, in cui Coddington raccontava i suoi anni da Vogue, poi ripubblicata nel 2015. Quest’ultima edizione ha 300 immagini in più scattate da 17 fotografi a partire dal 2002, un’introduzione della famosissima fotografa Annie Leibovitz, e una prefazione dell’attrice Sarisse Ronan. Negli anni Coddington ha lavorato con fotografi internazionali come Steven Meisel, Annie Leibovitz, Bruce Weber, David Sims, Mert Atlas e Marcus Piggot, e anche con emergenti come Jamie Hawkesworth e Karim Sadli. Il libro raccoglie questi servizi, numerosi aneddoti su com’è lavorare con fotografi, modelle e celebrità, e riflessioni di Coddington su com’è cambiato il processo creativo negli ultimi anni.
I servizi fotografici di Grace Coddington per Vogue. La storia e le foto dei lavori, pubblicati in un nuovo libro, della celebre direttrice creativa della più importante rivista di moda al mondo.
L’ex amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, da pochi mesi presidente della squadra di calcio del Milan, è stato assolto nel processo per le tangenti pagate al ministro dell’Energia algerino in cambio di concessioni per lo sfruttamento di giacimenti petroliferi nel paese. Sono stati assolti anche l’ex manager di Eni Antonio Vella ed Eni stessa. Sono stati invece condannati per corruzione internazionale diversi manager di Saipem, una società di cui Eni è la principale azionista e che si occupa di estrazione di petrolio.
L’ex amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni è stato assolto nel processo per le tangenti in Algeria.
Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera. La prima newsletter, inviata il 15 ottobre scorso, è online per tutti qui. Per ricevere le successive gli abbonati devono indicarlo nella propria pagina account. Qui c’è scritto cosa ne pensa chi la riceve: online sul Post c’è ogni giorno la parte centrale della newsletter, quella – dicevamo – sulla canzone. Questa pagina fa parte dei contenuti visibili agli abbonati del Post. Se lo sei puoi accedere, se non lo sei puoi esserlo.
Una canzone di 50 Cent e The Game. Rapper che litigano, ma voi non ci pensate e sparecchiate allegramente.
Per mercoledì 10 giugno è stato indetto, a Roma uno sciopero del personale di ATAC, l’azienda che gestisce i servizi di trasporto pubblico. Lo sciopero è stato indetto dai sindacati Orsa e Fast Confsal. Lo sciopero durerà quattro ore – tra le 11,30 e le 15,30 – e riguarderà le linee della metro, i tram, gli autobus, i filobus e le linee ferroviarie Roma-Viterbo, Termini-Giardinetti e Roma-Lido: tutti servizi gestiti da ATAC. È previsto servizio regolare per i bus Cotral e i bus di Roma Tpl. Per quanto riguarda le linee della metropolitana, potrebbero essere necessari anche 90 minuti dalla fine dello sciopero prima che il servizio riprenda regolarmente a causa dei tempi di riattivazione dei treni. Lo sciopero è stato indetto per protestare contro il nuovo contratto di lavoro dei dipendenti ATAC che, come spiega Repubblica, “associa il livello di produttività delle ore di servizio con il salario percepito”. Il sito di ATAC spiega che anche se i servizi potrebbero continuare durante le ore di sciopero, se l’adesione dei lavoratori non dovesse essere troppo alta, alcuni servizi delle stazioni della metropolitana, come scale mobili e ascensori, potrebbero non funzionare regolarmente.
Gli orari dello sciopero dell’ATAC di Roma, domani. Durerà quattro ore e coinvolgerà tutti i servizi gestiti da ATAC, le cose da sapere.
Giuseppe Drago è il deputato dell’UdC interdetto dai pubblici uffici con sentenza definitiva, e nonostante questo ancora attivo e operativo in parlamento, in attesa che la giunta delle elezioni decida una volta per tutte la sua decadenza dall’incarico. Fino a quel momento però Drago esiste e conta come tutti gli altri, e per questo nelle ultime settimane è stato oggetto insieme ad altri di un serrato corteggiamento da parte del centrodestra, e i retroscena politici lo hanno indicato come uno dei possibili componenti del cosiddetto “gruppo di responsabilità nazionale” che dovrebbe sostenere il governo e rendere superflui i voti dei finiani. Oggi Drago è intervistato su Repubblica da Antonello Caporale, che gli chiede conto della sua situazione giudiziaria e delle sue prossime mosse in Parlamento. Se le sue parole sono riportate esattamente, Drago dice di doversi liberare “di un macigno che mi pesa” e “dare sfogo alla rabbia che mi prende alla pancia”, addirittura dice che gli viene “voglia di urlare a squarciagola, o anche prendere un mitra”. Parla un deputato della Repubblica, e parla della sentenza di condanna per peculato ormai definitiva. Drago precisa che la sua interdizione non è perpetua – scade nel 2012, ma tanto lui sta lì anche adesso – e dice che il verdetto finale della giunta sul suo conto dovrebbe arrivare a dicembre: “stanno chiedendo a molti costituzionalisti”. Cosa ci sarà da chiedere, se è ufficialmente interdetto?
“Sono politicamente un morto che cammina”. Giuseppe Drago, il deputato UDC interdetto dai pubblici uffici, parla a Repubblica del corteggiamento ricevuto dal premier.
Instagram, la popolare app per condividere foto e video, ha aggiunto una nuova funzione che permetterà a chi fa una Storia di ricevere una notifica ogni volta che qualcuno ne farà uno screenshot (cioè un’istantanea dello schermo). Con questa nuova funzione, che Instagram renderà disponibile per tutti gli utenti nelle prossime ore, la prima volta che farete uno screenshot a una Storia vi arriverà un messaggio con scritto “la prossima volta che acquisirai uno screenshot, la persona che ha pubblicato la storia potrà vederlo”. Questa nuova funzione, che arriva pochi giorni dopo un’altra che permette alle persone che seguite di vedere quand’è l’ultima volta che avete usato l’app, ricorda nel funzionamento quella che già esiste per Direct, la sezione del social network per scambiarsi messaggi diretta, in cui se qualcuno fa uno screenshot Instagram invia una notifica all’autore del messaggio.
Arrivano le notifiche per gli screenshot delle storie su Instagram. Una sola parola: OCCHIO.
Oggi sulla pagina principale di Google, al posto del tradizionale logo, c’è il disegno (doodle) di un circuito integrato. L’immagine è stata realizzata per ricordare Robert Noyce, che nacque il 12 dicembre di 84 anni fa. Imprenditore e inventore, Noyce fu tra i fondatori della società produttrice di microprocessori Intel, nel 1968, ed è ritenuto l’ideatore dei microchip, insieme con Jack Kilby. La loro invenzione rivoluzionò il mondo dei computer favorendo il progressivo affermarsi dell’industria dei PC nella Silicon Valley, che deve il proprio nome ai chip in silicio. Non a caso, Noyce era conosciuto da quelle parti come “il sindaco della Silicon Valley”.
Il doodle di Google per Robert Noyce. Inventò una cosa fondamentale anche per l'esistenza del Post, quale?.
A Caivano, 37mila abitanti della città metropolitana di Napoli, quest’anno non ci saranno i campi estivi per i bambini. A deciderlo è stato padre Maurizio Patriciello, prete della chiesa di san Paolo Apostolo che si trova all’interno del Parco Verde, un agglomerato di case dove il verde è solo quello dei palazzoni, sbiadito dal tempo e dall’incuria. Padre Patriciello ha sospeso i campi estivi dopo che la sera del 9 luglio nelle vie del quartiere c’era stata una “stesa”. Avviene quando le giovani manovalanze della camorra corrono in moto lungo le strade sparando in aria. “Stesa”, appunto, perché bisogna sdraiarsi per non essere colpiti. Così ha raccontato Patriciello in una lettera aperta pubblicata dall’Avvenire: «Ero in chiesa, all’improvviso si sono sentiti colpi di arma da fuoco. Tanti, troppi. Solo per un attimo abbiamo pensato che fossero fuochi d’artificio; l’esperienza accumulata in questi anni ci ha fatto comprendere che cosa stesse accadendo. Era in atto una stesa, la solita, orribile, stupida stesa per affermare l’autorità del clan vincente. Si spara all’impazzata, il terrore prende il sopravvento, la gente cerca riparo. In pochi minuti sul quartiere piomba il silenzio».
Quando la Camorra si fa sentire a Caivano. Lo ha fatto sparando in aria in una “stesa”, e ha costretto padre Maurizio Patriciello a sospendere i campi estivi nella città vicino a Napoli.
«La sera del 28 marzo 1994, quando vinse la destra, per la prima volta in vita mia mi feci una canna». Così, nel film Aprile del 1998, Nanni Moretti ricorda la storica, improvvisa, e per molti traumatica, vittoria elettorale di Silvio Berlusconi che avvenne oggi esattamente 25 anni fa. Furono elezioni che sono ricordate ancora oggi come un grande momento di svolta, segnate da una lunga serie di primati nella storia d’Italia. Furono le prime elezioni della cosiddetta Seconda Repubblica, il periodo che seguì agli scandali di Tangentopoli; le prime senza Democrazia Cristiana e Partito Comunista Iitaliano, i partiti che avevano dominato la politica fin dal dopoguerra; le prime con il “Mattarellum”, la nuova legge elettorale prevalentemente maggioritaria cambiata per la prima volta dopo quasi 50 anni di proporzionale; le prime in cui si presentarono due “candidati presidenti del Consiglio” e le prime in cui i capi delle due coalizioni si affrontarono in un confronto televisivo all’americana; le prime, infine, in cui la televisione svolse un ruolo di primo piano.
«Silvio Berlusconi ha vinto la sua battaglia». Esattamente 25 anni fa Emilio Fede commentò così la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, dando inizio a una storia di cui soltanto oggi si comincia a vedere la fine.
Il 15 marzo del 1939 l’esercito tedesco occupò la Cecoslovacchia senza quasi sparare un colpo. La notte precedente, il presidente del paese era stato preso in ostaggio da Hitler ed era stato costretto a firmare la capitolazione del paese. La mossa fu così rapida e inaspettata che gli alleati della Cecoslovacchia non fecero nemmeno in tempo a protestare prima che il fatto fosse compiuto. Fu l’ultima volta in cui Hitler riuscì a realizzare i suoi piani senza opposizione. Sei mesi dopo, quando cercò di fare la stessa cosa con la Polonia, il risultato fu lo scoppio della Seconda guerra mondiale. L’invasione del 15 marzo fu lungamente pianificata e fu eseguita con premeditazione e cinismo dai leader nazisti. Era dalla primavera del 1938 che avevano alzato la tensione con la Repubblica Cecoslovacca ingigantendo, e spesso inventando, soprusi e angherie subite dalla minoranza tedesca che all’epoca viveva nel paese, nella regione dei Sudeti, mentre in realtà finanziavano sottobanco e incitavano a compiere azioni sempre più aggressive il locale partito filonazista.
L’occupazione nazista della Cecoslovacchia. Fu l'ultimo fortunato colpo di mano di Hitler prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale: avvenne oggi 80 anni fa.
Un recente articolo di Le Monde si è chiesto quale sia l’attuale ruolo del libro – inteso come oggetto di carta – nel modo in cui le persone potenti comunicano i loro gusti e le loro attitudini intellettuali, che si parli di politici o di grandi dirigenti d’azienda. Un tempo per queste categorie era importante leggere ogni mattina un gran numero di articoli ed editoriali da vari quotidiani, ricevuti quotidianamente nella cosiddetta “mazzetta” o nella rassegna stampa. Poi, con internet, nella maggior parte dei casi questo rito è scomparso, e oggi è più normale leggere gli articoli in vari momenti della giornata – anche la sera precedente alla loro uscita sulle edizioni cartacee – su tablet e smartphone. Ma la foto di un politico che legge dal suo iPhone non comunica le stesse cose di un’altra che lo ritrae immerso nella lettura del Wall Street Journal: ed è per questo che il libro è diventato invece un oggetto che «incarna la capacità di resistere alle distrazioni immediate, a restare concentrati su una cosa per più di due ore. È l’antidispersione».
Le persone potenti leggono e ci tengono a farlo sapere. Le Monde riflette sull'importanza di mostrarsi lettori nella comunicazione di sé, quando si ha un ruolo importante.
Il terremoto e il conseguente tsunami nel Giappone settentrionale dello scorso 11 marzo hanno causato seri danni anche all’industria automobilistica, uno dei settori più importanti del paese. Gli stabilimenti delle società dove vengono assemblate le automobili sono stati danneggiati solo in parte, ma centinaia di piccole imprese che realizzano i componenti per costruire le auto non hanno retto alla forza del terremoto e a distanza di oltre due mesi non sono ancora riuscite a riavviare completamente la produzione, spiegano sull’Economist di questa settimana. Se mancano i pezzi solitamente forniti dall’indotto, la case automobilistiche non possono terminare l’assemblaggio dei loro veicoli e il numero di auto prodotte si riduce sensibilmente. Toyota in questi giorni deve affrontare la mancanza totale o la scarsa disponibilità di almeno 30 diversi componenti, condizione che complica un ritorno alla normalità e ai soliti livelli di produzione. La situazione rispetto ai giorni dopo il terremoto è comunque migliorata: a metà marzo la società doveva fronteggiare la mancanza di 500 diversi componenti. Un solo pezzo mancante può comunque causare lo stop di una intera catena di montaggio.
La crisi dell’auto in Giappone dopo il terremoto. Le case automobilistiche devono fare i conti con la carenza dei componenti e la concorrenza dall'estero.
Questa settimana si è molto parlato di un elefante in Pakistan: era stato soprannominato l’”elefante più solo del mondo” e da anni viveva in pessime condizioni nello zoo di Maragzar, a Islamabad. L’elefante si chiama Kaavan, ha 36 anni e dal 2012, dopo la morte di un’elefante femmina con cui condivideva lo zoo, era rimasto l’unico esemplare di elefante asiatico in Pakistan: le catene a cui è stato legato gli hanno lasciato cicatrici permanenti, era gravemente sovrappeso a causa di una dieta ricca di zuccheri e in passato aveva dato segni di squilibrio mentale dovuto alle privazioni a cui era sottoposto. Nei giorni scorsi, grazie alla sentenza di un tribunale che a maggio ne ha ordinato il trasferimento, agli sforzi del gruppo di attivisti per i diritti degli animali Four Paws International (FPI) e all’interessamento della cantante Cher, è stato portato in Cambogia dove vivrà in condizioni migliori e in compagnia di altri elefanti.
Weekly Beasts. Gli animali che si sono fatti guardare questa settimana, tra cui l'elefante Kaavan, che ha una storia particolare.
Da alcune settimane l’incertezza sui numeri di posti letto disponibili negli ospedali della Campania, e in particolare quelli nei reparti di terapia intensiva, ha provocato un caso politico che ha attirato grandi critiche e accuse serie contro il governo regionale, insinuando dei dubbi su quale sia la reale situazione di pressione sul sistema sanitario locale causata dall’epidemia da coronavirus. Conoscere il numero aggiornato dei posti letto disponibili nelle terapie intensive, e quanti di questi siano occupati dai malati di Covid-19, è stato complicato fin dall’inizio dell’epidemia un po’ ovunque. Questo nonostante sia il dato più importante per capire se gli ospedali sono sotto pressione oppure no, e uno degli indicatori che influiscono nella scelta del ministero della Salute sulle restrizioni da adottare. In Campania, però, nelle ultime settimane il dato è stato ancora più incerto del normale.
La questione dei posti letto nelle terapie intensive in Campania. Non si capisce bene quanti siano, per via di dati poco chiari e contraddittori, e questo sta attirando critiche e accuse sulla Regione.
Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che rinvia le elezioni regionali e comunali previste per questa primavera. Le elezioni in questione non si terranno prima di settembre. Un comunicato stampa del governo spiega infatti che il voto si terrà «in una domenica compresa tra il 15 settembre e il 15 dicembre» e che «gli organi elettivi regionali a statuto ordinario il cui rinnovo è previsto entro il 2 agosto 2020 durino in carica cinque anni e tre mesi e che le elezioni si svolgano nei sessanta giorni successivi a tale termine o nella domenica compresa nei sei giorni ulteriori». Significa, più semplicemente, che nelle sette regioni in cui si sarebbe dovuto votare prima dell’estate (Veneto, Liguria, Campania, Toscana, Marche, Puglia e Valle d’Aosta) e negli oltre mille comuni che dovevano rinnovare il sindaco e il consiglio comunale – fra cui Venezia, Trento, Bolzano, Mantova, Reggio Calabria e Macerata – si andrà invece a votare tra diversi mesi. Il decreto legge che rinvia le elezioni prevede però, come ha precisato il ministero dell’Interno, che «le consultazioni elettorali possano essere rinviate di non oltre tre mesi», una volta indette.
Il governo ha rinviato le elezioni regionali e comunali. A causa del coronavirus, quelle previste per la primavera si terranno invece fra settembre e dicembre.
La sesta stagione di Game of Thrones è appena finita, e la settima ricomincerà molto probabilmente nell’aprile del 2017. Finora tutte le sei stagioni della serie sono state composte da dieci episodi: la settima ne avrà però solo sette. Secondo quanto hanno anticipato sceneggiatori e produttori in alcune recenti interviste, l’ottava stagione, che andrà in onda nel 2018, sarà probabilmente l’ultima della serie, e sarà fatta di soli sei episodi. Non c’è ancora niente di ufficiale, ma per ora sembra quindi che rimangano solo circa tredici ore di qui al finale di Game of Thrones: e a occhio sembrano pochine, se si considera la quantità di storie lasciate in sospeso e di cose che devono ancora succedere. Abbiamo provato a riassumere quali sono le principali previsioni in vista della settima stagione, che è anche un buon modo per fare un ripasso e fissarsi bene in testa dove avevamo lasciato i vari personaggi. A partire dalla sesta stagione, la serie di Game of Thrones è stata scritta in anticipo rispetto ai libri di George Martin: non ci sono quindi spoiler, solo supposizioni. Ce ne sono invece per chi non è in pari con la sesta stagione, nel caso non si fosse capito. Cersei e Jaime Cersei ha conquistato il Trono di Spade facendo esplodere mezza Approdo del Re, e ha provocato il suicidio di suo figlio, Tommen, che aveva avuto da un rapporto incestuoso con suo fratello Jaime. Il tutto mentre aveva mandato Jaime a sbrigare degli affari per conto dei Lannister a Delta delle Acque. Lui è tornato nel decimo episodio della sesta stagione, e lo si vede lanciare un’occhiataccia a Cersei durante l’incoronazione. Nikolaj Coster-Waldau, l’attore che fa Jaime, ha detto che quello sguardo significava soprattutto “shock”: sembrava però anche sufficientemente e comprensibilmente arrabbiato. Jaime, che comunque, come dice spesso durante la serie, ama follemente la sorella e farebbe di tutto per lei, probabilmente non capisce quale sia il piano di Cersei e forse dubita della solidità del suo regno. Qualcuno crede che Jaime potrebbe arrivare a uccidere Cersei, un po’ come fece con il re Folle Aerys II. Quando era una bambina, Cersei si fece fare una profezia da una maga di nome Maggy: oltre a dirle che sarebbe sopravvissuta ai suoi figli, la maga disse a Cersei anche che sarebbe morta per mano del Valonqar, che in alto valyriano significa “fratello minore”: finora era più probabile si riferisse a Tyrion, che ha avuto molti guai con Cersei, ma potrebbe esserci un colpo di scena (Jaime è fratello gemello di Cersei, ma è nato per secondo).
Cosa aspettarsi dalla prossima stagione di Game of Thrones. Cosa può succedere e cosa dicono le principali teorie sulla settima stagione, per chi è già in crisi d'astinenza.
Oggi alle 21, al Circolo dei lettori di Torino, si terrà il sesto e ultimo incontro del Festival di Konrad, la sezione del Post che si occupa di cose europee. Qui sotto trovate la diretta dell’evento, un dibattito tra Elly Schlein (europarlamentare di Possibile) e Piercamillo Falasca (membro del comitato nazionale di +Europa), modera Davide De Luca. Qui trovate il programma completo del Festival, e grazie.
Elly Schlein e Piercamillo Falasca al Festival di Konrad, in diretta streaming. L'ultimo incontro del Festival è un dibattito politico, con due che si occupano di Europa: ci trovate al Circolo dei Lettori di Torino.
Le conseguenze a lungo termine che la pandemia di COVID-19 avrà sulle nostre società sono ancora per larga parte un mistero, e quelle della recessione economica innescata dal virus sono ancora più imperscrutabili. Ma su una cosa la maggioranza degli esperti e degli economisti sembra essere d’accordo: l’insieme di queste due crisi porterà a un aumento senza precedenti dell’automazione. Sempre più macchine e robot svolgeranno i lavori degli esseri umani: questo potrebbe essere un vantaggio per alcuni e un problema per altri. La crescente automazione dell’economia è un tema di cui si discuteva già molto prima della pandemia. In genere, gli economisti ritengono che tra il 30 e il 60 per cento degli attuali posti di lavoro potrebbe essere sostituito da sistemi di automazione nei prossimi anni: anche tenendo conto soltanto delle tecnologie attualmente disponibili e senza citare le auto che si guidano da sole o immaginare imprevedibili sviluppi delle intelligenze artificiali (non mancano però anche stime molto più prudenti).
Il coronavirus favorirà l’automazione? molti dicono che sarà inevitabile – i macchinari non si ammalano – ma è meno chiaro chi sarà a guadagnarci e chi invece finirà per perderci.
Molte persone dicono di riporre più fiducia in un medico che li accoglie indossando un camice bianco, quando se lo trovano davanti per una visita in ospedale o in ambulatorio. Il camice comunica una maggiore idea di professionalità e attenzione all’igiene da parte di chi lo indossa, ma secondo diverse ricerche condotte negli ultimi anni i camici possono essere il principale veicolo di contaminazioni da virus e batteri, perché non sono lavati molto spesso ed entrano in contatto con molti pazienti e i loro microbi. Perché i medici indossano camici bianchi Benché i camici bianchi siano ormai universalmente associati ai medici, e più in generale alla medicina, il loro impiego negli ospedali e nelle cliniche è relativamente recente e risale a poco più di un secolo fa. Fino alla fine dell’Ottocento, i medici si vestivano per lo più di nero, colore ritenuto adeguato per gli incontri formali e quindi a maggior ragione per quelli con i pazienti.
Forse è meglio un medico senza camice. I camici indossati negli ambulatori e negli ospedali sono lavati poco di frequente e ospitano virus e colonie di batteri, aumentando il rischio di contagi.
Mercoledì 27 marzo il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, ha incontrato alla Camera i rappresentanti parlamentari del Movimento 5 Stelle, nell’ambito delle consultazioni che ha avviato sabato dopo avere ricevuto da Giorgio Napolitano l’incarico di “verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare certo” per sostenere un governo. Bersani ha illustrato il proprio programma di governo, mentre i due capigruppo del M5S, Roberta Lombardi e Vito Crimi, hanno spiegato che il loro partito non darà la fiducia al segretario del PD, come deciso ieri in una riunione a porte chiuse con i loro parlamentari.
Il video dell’incontro Bersani–M5S. Il segretario del PD ha incontrato alla Camera i due capigruppo del movimento, che hanno spiegato di non volere votare la fiducia al nuovo governo.
Le prime fotografie di paesaggi fatte dall’alto furono scattate usando aquiloni e mongolfiere: con gli aquiloni però non si potevano fotografare cose troppo lontane, mentre le mongolfiere erano in generale più impegnative da usare. A inizio Novecento però un farmacista tedesco, Julius G. Neubronner, sperimentò un’idea alternativa: usare piccioni addestrati. La sua piccola macchina fotografica automatica da attaccare al petto dei piccioni con una piccola imbracatura fu brevettata nel 1907. L’invenzione fu presentata in diverse esposizioni di tecnologia in giro per la Germania e Neubronner ne proponeva l’utilizzo a scopi scientifici, investigativi e militari. Le fotografie fatte dai piccioni di Neubronner sono raccolte in un libro, The Pigeon Photographer, pubblicato lo scorso novembre dalla casa editrice altoatesina Rorhof. Quando Neubronner costruì la sua macchina fotografica per piccioni non voleva ottenere belle fotografie: la sua prima intenzione era quella di scoprire che percorso facessero nei loro spostamenti i piccioni che usava per le consegne di farmaci. L’idea gli venne perché capitò che uno dei suoi piccioni si smarrisse durante un viaggio per poi tornare con quattro settimane di ritardo. L’invenzione ebbe tuttavia molto successo in ambito militare e fu usata dall’esercito tedesco nella Prima guerra mondiale: a quell’epoca si usavano già i primi aerei, ma usare i piccioni che già venivano addestrati per portare messaggi era più discreto e sicuro per i soldati.
I primi droni erano piccioni. Nel 1907 Julius Neubronner inventò un sistema per agganciare macchine fotografiche agli uccelli, semplificando molto il modo per fare foto aeree.
L’FBI ha recuperato un paio di scarpe rosse indossate dalla attrice e cantante Judy Garland nel film del 1939 Il mago di Oz: le scarpe erano state rubate nel 2005 dal museo Judi Garland di Grand Rapids, in Minnesota, e per anni erano state cercate dalla polizia e da molti volontari. Le scarpe – tra i più famosi cimeli della storia del cinema – sono state ritrovate con un’operazione sotto copertura iniziata nel 2017, quando la società che aveva assicurato le scarpe era stata contattata da un uomo che diceva di avere informazioni su dove si trovassero. La polizia capì che si trattava di un tentativo di estorsione e cominciò a indagare. Le scarpe sono di proprietà del collezionista di cimeli cinematografici Michael Shaw, che nel 2005 le prestò al museo per una mostra temporanea. In tutto si pensa che ci siano almeno sette paia di scarpe rosse realizzate per Judy Garland nel 1939: di molte paia non si conosce il proprietario e nemmeno se esistano ancora.
L’FBI ha recuperato un paio di scarpe indossate da Judy Garland nel film “Il mago di Oz” che erano state rubate nel 2005.
SkyTg24 ha intervistato brevemente Samantha Cristoforetti, l’astronauta italiana che dal 24 novembre scorso si trova sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), in orbita a circa 400 chilometri dalla Terra. Cristoforetti, che è anche la prima donna italiana nello Spazio, ha spiegato che in queste prime settimane di lavoro sulla ISS ha soprattutto imparato ad ambientarsi, ad abituarsi a galleggiare in aria grazie alla microgravità e a osservare la Terra da un punto di vista privilegiato.
La prima intervista dallo Spazio con Samantha Cristoforetti. SkyTg24 ha chiesto alla prima astronauta italiana come vanno le cose in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Maurizio Crozza, uno dei più popolari comici italiani, oggi compie 60 anni. Crozza è nato il 5 dicembre del 1959 a Genova e ha iniziato la sua carriera studiando recitazione al Teatro Stabile, dove si diplomò nel 1980. In quegli anni formò il gruppo comico dei Broncoviz, insieme a Ugo Dighero, Marcello Cesena, Mauro Pirovano e Carla Signoris (quest’ultima diventata poi sua moglie). Il gruppo partecipò ad alcune fortunate trasmissioni televisive della Rai, tra cui Avanzi e Tunnel, e nel 1995 ideò un proprio programma chiamato Hollywood Party, che andò in onda su Rai 3. L’anno successivo il gruppo si sciolse e Crozza entrò nel cast di imitatori di Mai dire gol, su Italia 1. Nel 2001 tornò in Rai, partecipando fino al 2004 a Quelli che… il calcio e nel 2006 passò a La7, dove iniziò a condurre alcuni dei programmi che l’hanno reso più famoso negli ultimi anni, tra cui Crozza Italia, Italialand, e Crozza nel Paese delle Meraviglie. Nel 2017 è passato al canale NOVE, su cui conduce il programma Fratelli di Crozza. Ha tenuto anche delle rubriche comiche all’interno dei programmi di approfondimento Ballarò, su Rai 3, DiMartedì, su La7, e Che fuori tempo che fa, su Rai 1. Qui abbiamo raccolto alcuni momenti significativi della sua carriera, dagli esordi a oggi, con alcune delle sue interpretazioni più conosciute.
Maurizio Crozza in 20 video. Dagli inizi con i Broncoviz a quella famosa sera a Sanremo passando per le sue imitazioni più famose, da rivedere oggi che compie 60 anni.
Dario Violi sarà il candidato del Movimento 5 Stelle per le elezioni regionali della Lombardia dell’anno prossimo: è stato annunciato ieri durante un evento organizzato ai Magazzini Generali di via Pietrasanta a Milano. Violi ha 32 anni, è laureato in scienze politiche e specializzato in cooperazione: vive a Bergamo con la moglie e i due figli e fa parte del Movimento dal 2011. È stato eletto nel consiglio regionale nel 2013, e prima ha lavorato per un’associazione di imprenditori. Per la candidatura alle elezioni regionali ha ricevuto 793 voti, sui 4286 arrivati durante la consultazione online. Massimo Felice De Rosa, deputato del M5S arrivato secondo alle consultazioni, ha preso soltanto sette voti in meno di Violi. Gli altri candidati per ora sono l’attuale presidente della Lombardia Roberto Maroni per il centrodestra, mentre per il centrosinistra è stato indicato Giorgio Gori, attuale sindaco di Bergamo.
Dario Violi sarà il candidato del Movimento 5 Stelle a presidente della Regione Lombardia.
Dal 15 luglio entrerà in vigore il nuovo sistema tariffario del trasporto pubblico locale a Milano e nei comuni della città metropolitana di Milano e della provincia di Monza e Brianza. Le novità principali, per chi vive a Milano, saranno l’aumento del costo del biglietto singolo da 1,50 euro a 2 euro, ma con una significativa estensione della sua validità; ci sono novità anche per gli abbonamenti settimanali, mensili e annuali, e per tutti gli spostamenti extraurbani tra altri comuni fuori da Milano. La prima cosa da capire, le zone Il nuovo sistema tariffario prevede la divisione dei comuni della città metropolitana di Milano e della provincia di Monza e Brianza in una serie di fasce concentriche che hanno come centro il comune di Milano. Ogni fascia rappresenta una zona tariffaria diversa: a seconda del numero di fasce che si dovranno percorrere in metro, in tram, in bus o con i treni del passante ferroviario, cambierà anche l’importo che si dovrà pagare per il biglietto o per l’abbonamento.
Guida alle nuove tariffe del trasporto pubblico a Milano. A partire dal 15 luglio aumenterà il prezzo del biglietto singolo urbano, ma costerà meno spostarsi tra centro e periferie.
Disney ha deciso che non farà un’offerta per comprare Twitter, in parte perché è preoccupata che il bullismo e le altre forme di comunicazione incivili diffuse sul social network possano intaccare l’immagine sana e familiare della società, stando a quanto dicono alcune persone informate sui fatti. Disney, che nonostante si occupi di moltissime cose è ancora molto associata ai suoi film d’animazione per famiglie, era arrivata a incaricare due banche d’investimento, JPMorgan Chase & Co. e Guggenheim Partners LLC, perché la aiutassero a valutare un’offerta per Twitter. La dirigenza di Disney aveva anche seguito una presentazione sulla società dei dirigenti di Twitter, stando alle fonti di Bloomberg, che hanno chiesto di rimanere anonime. Ci sono state, però, anche altre ragioni che hanno spinto Disney a rinunciare a Twitter. Il social network è in perdita, nonostante abbia un valore di mercato di quasi 12 miliardi di dollari. L’acquisizione sarebbe stata un grosso investimento anche per Disney, che ha un valore di mercato dodici volte superiore. Per queste ragioni, dicono persone vicine alla società, nelle scorse settimane alcuni dei maggiori investitori di Disney hanno espresso disapprovazione nei confronti dell’eventuale acquisto di Twitter. In precedenza anche Salesforce – una società americana che si occupa di servizi di cloud per le aziende – e Google avevano rinunciato a fare un’offerta per Twitter.
Perché Disney ha rinunciato a Twitter. Perché temeva che i moltissimi contenuti offensivi che quotidianamente compaiono sul social network avrebbero danneggiato la sua immagine, scrive Bloomberg.
Il 10 maggio di 70 anni fa la Luftwaffe, l’aviazione della Germania nazista, terminava il Blitz, il bombardamento durato otto mesi contro la città di Londra e di altre città in Gran Bretagna. Iniziata il 7 settembre del 1940, l’operazione aveva portato alla distruzione e al danneggiamento di almeno un milione di edifici a Londra in 76 giorni consecutivi di bombardamenti e all’uccisione di 20mila persone nella capitale del Regno Unito, e altrettante nelle altre città colpite. Hitler aveva organizzato il Blitz con l’intento di danneggiare l’economia della Gran Bretagna e abbattere il morale dei cittadini britannici, inducendoli ad arrendersi più rapidamente alle forze naziste. L’operazione non fiaccò la capacità produttiva di arsenali bellici da parte del Regno Unito, che anzi riuscì a espandersi e a preparare le risorse per l’importante attacco sul fronte occidentale qualche anno dopo. La Germania nazista aveva anche l’intenzione di invadere la Gran Bretagna, ma davanti al fallimento del Blitz nel 1941, rinunciò all’iniziativa militare, concentrandosi a oriente per la gestione dell’Operazione Barbarossa.
La fine del “Blitz” su Londra. Settant'anni fa la Luftwaffe conduceva il suo ultimo raid dopo otto mesi di bombardamenti sulla capitale nemica.
Feltrinelli ha pubblicato una nuova edizione del romanzo di Daniel Pennac Storia di un corpo. Il libro, tradotto da Yasmina Melaouah, è un diario che segue quasi giorno per giorno l’evoluzione del corpo del narratore dai 13 agli 87 anni: viene ripubblicato con l’aggiunta di nuove parti inedite e con le illustrazioni del disegnatore Manu Larcenet. Quelle che seguono sono 10 tavole tratte dal libro, con le pagine del diario che le accompagnano.
Un diario di Daniel Pennac, illustrato. Feltrinelli ha pubblicato una nuova edizione del romanzo "Storia di un corpo", arricchito e illustrato da Manu Larcenet.
È successo a Rebibbia, e del caso si stanno interessando i Garanti nazionali dei diritti dei detenuti e il ministero della Giustizia
Approvato l’accorpamento dei tribunali. Il governo ha deciso di sopprimere 31 tribunali e 31 procure, esclusi quelli nelle zone considerate ad alto pericolo di infiltrazione mafiosa.
Domenica in Piemonte si voterà per il rinnovo del consiglio regionale e del suo presidente. Secondo i sondaggi, sarà una sfida molto ravvicinata tra il presidente uscente, Sergio Chiamparino del PD, e Alberto Cirio, candidato del centrodestra unito. Giorgio Bertola, del Movimento 5 Stelle, dovrebbe quasi certamente arrivare terzo, con grande distacco dai primi due. Se Cirio dovesse vincere, il centrodestra controllerà tutte le principali regioni del Nord, con l’unica eccezione dell’Emilia-Romagna. Il principale sondaggio pubblicato sui risultati delle regionali in Piemonte è stato realizzato da IPSOS e pubblico dal Corriere di Torino lo scorso 13 aprile. Secondo il sondaggio, le elezioni saranno un testa a testa tra Chiamparino (dato al 40,8 per cento) e Cirio T(dato al 40,2 per cento). Si tratterebbe di un ottimo risultato per Cirio, semisconosciuto parlamentari di Forza Italia, e molto inquietante per Chiamparino, uno dei più famosi politici piemontesi. Bertola, del Movimento 5 Stelle, è dato a poco più del 16 per cento. Per quanto riguarda le singole liste, la Lega è avanti a tutti con il 34 per cento, il PD è molto indietro con il 22 per cento e il Movimento 5 Stelle è ancora più lontano con il 15. Forza Italia dovrebbe raccogliere poco più del 10 per cento e +Europa (che appoggia Chiamparino) dovrebbe avvicinarsi al 6 per cento, poco più di quanto dovrebbe raccogliere Fratelli d’Italia.
Guida alle elezioni regionali in Piemonte. Si vota domenica e sarà probabilmente un testa a testa tra il presidente uscente Sergio Chiamparino, del PD, e l'eurodeputato Alberto Cirio, candidato del centrodestra.
Al Post riteniamo che tutto quello che siamo venuti a sapere sul PresdelCons in questi mesi – attraverso canali non sempre limpidi, grazie a intenzioni non sempre nobili – basti a pretenderne le dimissioni indipendentemente da qualunque legittimazione democratica di due anni fa. Se Berlusconi pensa che quella legittimazione oggi esista ancora, accetti di andare a votare e di verificare se per i suoi elettori niente è cambiato: ma quella legittimazione non ha niente a che fare con il quadro di irresponsabilità e indegnità pubblica – pubblica – che il caso Ruby eccetera ci ha mostrato. Ma volendo concedere un esagerato credito di buona fede ai sostenitori dell’estraneità di quelle storie dal ruolo di un capo di governo, volendo sospendere la sfinente e infantile discussione se si possa far convivere la guida di un paese importante e moderno, nel 2011, con una vita di tanta scelleratezza, con compagnie disdicevoli e preoccupanti e con abusi di potere provati, ci sono cose più importanti che a un primo ministro non possono essere concesse e che non sono minimamente configurabili come estranee al suo ruolo.
Editoriale: Cose che non si può. Un primo ministro non contesta la scuola pubblica, né i suoi insegnanti. Punto. Andarsene.
Tolo Tolo, l’ultimo film di Checco Zalone, è uscito da meno di una settimana e se ne è già parlato come in pochi altri casi nella storia recente del cinema italiano. Sta incassando tantissimo: siamo a 24 milioni di euro, sabato, cioè più di tutti i film usciti in Italia nel 2019 tranne tre. Quelli di Tolo Tolo sono dati persino migliori rispetto a Quo vado?, il suo film del 2016 che incassò alla fine circa 65 milioni di euro. Ma soprattutto Tolo Tolo di Checco Zalone è stato accompagnato da grandi polemiche e discussioni, perché è stato anticipato dal video di “Immigrato“, la canzone che ne faceva da trailer e che aveva ricevuto molte accuse di contenere stereotipi razzisti.
Cosa pensano i critici di “Tolo Tolo” di Checco Zalone. Che è diverso da come sembrava dal trailer, ma anche che al cinema non si sentono grandissime risate.
Il 5 aprile ci sarà uno sciopero degli aerei della durata di 24 ore. Lo sciopero è stato indetto dai sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-Ta, USB e CUB Trasporti, riguarderà i dipendenti di Alitalia in tutta Italia: molti voli nazionali e internazionali saranno cancellati e altri potranno subire ritardi. L’inizio dello sciopero è previsto per mezzanotte del 4 aprile e si concluderà alla mezzanotte del 5 aprile, ma anche alcuni voli della sera del 4 aprile e della mattina del 6 aprile potranno essere cancellati. Saranno previste delle fasce di garanzia: Alitalia ha comunicato che dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21 gli aerei opereranno regolarmente. Sul sito di Alitalia, a questo link, è possibile conoscere quali voli saranno cancellati. Oltre ai dipendenti di Alitalia il 5 aprile sciopereranno per 4 ore anche le associazioni professionali ANPAC e ANPAV, che si asterranno dal lavoro dalle 12.00 alle 16.00.
Le cose da sapere sullo sciopero degli aerei del 5 aprile. Durerà 24 ore, ma potrebbe coinvolgere anche i voli della sera del 4 e della mattina del 6 aprile.
L’attore britannico Daniel Craig farà un nuovo film interpretando il personaggio di James Bond, dopo Casino Royale (del 2006), Quantum of Solace (2008), Skyfall (2012) e Spectre (2015). Il nuovo film uscirà nel novembre 2019 e sarà prodotto dalla Eon Productions di Londra insieme alla Metro-Goldwyn-Mayer, che possiede i diritti per i film su James Bond: sarà scritto da Neal Purvis e Robert Wade – che hanno lavorato ad altri 6 film della serie – mentre non sono ancora stati annunciati il resto del cast e il nome del regista. Dopo l’uscita di Spectre, Daniel Craig aveva detto di volersi ritirare dal ruolo di James Bond, ma aveva poi ammorbidito la sua posizione dicendo che avrebbe potuto cambiare idea.
Daniel Craig farà un nuovo film di James Bond, nel 2019.
Non esiste un modo oggettivo per decidere quali siano le migliori serie tv di sempre: le recensioni dei critici sono tante, stagione dopo stagione; i voti del pubblico finiscono spesso per essere questioni d’affetto più che di qualità; e i premi dipendono dalla concorrenza e da troppi altri fattori. Ci sono però serie che hanno segnato la storia della televisione o, come dicono quelli bravi, della serialità televisiva. Perché hanno fatto parlare più di altre, perché avevano cose che le facevano somigliare al cinema di qualità, perché hanno saputo capire e sfruttare particolarmente bene il mezzo televisivo e i suoi tempi o perché, semplicemente, erano molto ben fatte. Abbiamo quindi scelto 12 serie tv che sono già diventate dei classici e che con tutta probabilità saranno ricordate, studiate, citate e guardate anche tra qualche decennio. Non è una classifica e non sono necessariamente le migliori, ma sono quelle che hanno lasciato il segno maggiore e più evidente. Per quelli tra voi che altrimenti lo rinfaccerebbero: Game of Thrones non c’è perché ancora deve finire e “la prima di True Detective” non c’è perché abbiamo scelto serie tv di più stagioni, che siano già concluse.
12 serie tv da antologia. Da "Twin Peaks" a "The Wire", "I Soprano" e "Mad Men": quelle proprio imperdibili e che hanno fatto un pezzetto di storia della televisione.
La Corte di Cassazione Federale della Germania ha stabilito che i genitori di un’adolescente morta nel 2012, dopo essere stata investita da un treno, hanno il diritto di accedere al profilo Facebook della loro figlia, compresi i suoi messaggi privati. Secondo la Corte, i contenuti digitali dovrebbero essere infatti ereditati come avviene con le lettere e i diari personali. I genitori avevano richiesto l’accesso ai contenuti privati del profilo per capire se la morte della loro figlia fosse dovuta a un caso di suicidio. Facebook aveva negato l’accesso dicendo di volere tutelare la privacy delle persone che facevano parte della sua cerchia di amici online. Il social network consente di indicare in vita un gestore del proprio profilo in caso di morte, ma l’accesso viene comunque limitato ad alcune funzionalità. Facebook ha detto di non essere d’accordo con la decisione dei giudici in Germania, ma di volere collaborare per trovare una soluzione. — — —
La Corte di Cassazione Federale della Germania ha stabilito che il profilo Facebook di una ragazza morta può essere ereditato dai suoi genitori.
La velocità delle connessioni a Internet, unita alla sempre maggiore possibilità per molti di lavorare utilizzando solo un computer, ha fatto aumentare nel corso degli ultimi anni il numero di persone che lavorano da casa in parte o per tutta la settimana. È una tendenza molto diffusa soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in Italia il lavoro in remoto sta diventando una realtà sempre più concreta: per le aziende comporta risparmi notevoli sui servizi che dovrebbero offrire ai lavoratori nel caso in cui lavorassero in ufficio (dall’energia elettrica al riscaldamento, per fare due esempi) e ai lavoratori permette di vivere lontano dai centri urbani, risparmiando sugli affitti. Negli Stati Uniti questa tendenza, racconta il New York Times, sta avendo una serie di ripercussioni anche sul mercato immobiliare, che si sta adattando alle nuove richieste dei clienti che hanno bisogno di abitazioni non solo per vivere ma anche per lavorare. Secondo un sondaggio dalla società di consulenza immobiliare John Burns Real Estate Consulting, condotto lo scorso anno tra 23mila persone che avevano da poco acquistato una casa, circa il 30 per cento di queste lavorava da casa tra 1 e 4 giorni alla settimana, mentre il 13 per cento lo faceva tutta la settimana.
Il lavoro da casa sta cambiando il mercato immobiliare. Specialmente negli Stati Uniti, racconta il New York Times.
Due anni fa un gruppo di ricercatori della North Carolina State University, negli Stati Uniti, ebbe l’idea di raccogliere campioni dei batteri presenti negli ombelichi dei loro colleghi, realizzando poi con le colture una serie di biglietti di Natale molto personalizzati. La cosa, nata per gioco, spinse il gruppo di ricerca guidato da Rob Dunn ad approfondire le conoscenze sui microorganismi che abitano una parte spesso poco considerata del nostro organismo. Nei primi mesi del 2011, i ricercatori hanno raccolto 60 campioni dagli ombelichi di altrettante persone. Tornati in laboratorio, hanno preparato le colture per fare proliferare le colonie di batteri e analizzarne poi il DNA. Hanno scoperto una incredibile biodiversità, con caratteristiche paragonabili a quelle delle foreste pluviali, spiegano sul sito del National Geographic.
La vita dentro l’ombelico. Un sacco di batteri e microrganismi formano un ecosistema che ricorda quello delle foreste pluviali, dicono i ricercatori.

Random Subset of the dataset from here

@Article{info13050228,
    AUTHOR = {Landro, Nicola and Gallo, Ignazio and La Grassa, Riccardo and Federici, Edoardo},
    TITLE = {Two New Datasets for Italian-Language Abstractive Text Summarization},
    JOURNAL = {Information},
    VOLUME = {13},
    YEAR = {2022},
    NUMBER = {5},
    ARTICLE-NUMBER = {228},
    URL = {https://www.mdpi.com/2078-2489/13/5/228},
    ISSN = {2078-2489},
    ABSTRACT = {Text summarization aims to produce a short summary containing relevant parts from a given text. Due to the lack of data for abstractive summarization on low-resource languages such as Italian, we propose two new original datasets collected from two Italian news websites with multi-sentence summaries and corresponding articles, and from a dataset obtained by machine translation of a Spanish summarization dataset. These two datasets are currently the only two available in Italian for this task. To evaluate the quality of these two datasets, we used them to train a T5-base model and an mBART model, obtaining good results with both. To better evaluate the results obtained, we also compared the same models trained on automatically translated datasets, and the resulting summaries in the same training language, with the automatically translated summaries, which demonstrated the superiority of the models obtained from the proposed datasets.},
    DOI = {10.3390/info13050228}
}
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